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Name: Morgan age: 17 location: Milano
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A Peck In The Back
Personaggi: Ron Weasley; Hermione Granger; Lavender Brown.
Genere: Romantico; Commedia.
Avvisi: One Shot; Missing Moment.
Trama: Dicono che gli opposti si attraggano, ma Hermione non vuole un suo opposto. E nemmeno Harry. E nemmeno Ron.
Note Questa Fanficion ha partecipato al Contest di Acciofanfiction sui Missin Moments e si è classificata terza.
Per i commenti: clikka qui.
A Peck In The Back
Now you’re alone in your room,
And all of the walls they are turning
And down on the streets where I walk,
The light on my eyes it is burning
Spandau Ballet, Snakes and Lovers
Bagnato.
Il cuscino sotto la sua guancia arrossata era fradicio di lacrime.
Hermione ci mise un po’ per rendersene conto, gli occhi le si chiudevano sotto il peso della giornata sostenuta e faceva fatica a tenerli aperti.
Spossata com’era dagli eventi che le si erano abbattuti sopra come un condor sulla preda troppo in buona salute per essere inghiottita senza combattere, non avrebbe saputo dire con assoluta certezza come fosse arrivata sul suo letto.
Ricordava solo un immagine confusa di lei che vedeva Lavender, Lavender che faceva qualcosa di davvero terribile per la precisione, e poi, dopo averne parlato con Harry, incitava degli uccellini che aveva appena invocato contro Ron.
Ron.
A quel nome le mani di Hermione si serrarono intorno alla federa sgualcita del cuscino con un gesto spasmodico e senza riuscire a trattenersi altre lacrime le spruzzarono dagli occhi nocciola, come rinnovati.
Odio che era solo rabbia le incendiava il cuore e mani più sottili delle sue le abbracciavano i polmoni in una morsa agghiacciante.
Hermione era preparata a molte cose ma non alla visione che Ronald Weasley le aveva ingiustamente imposto di sopportare.
Quando aveva visto la faccia di lui quasi un tutt’uno con quella di Lavender e diverse paia di mani annaspare nell’aria senza palesare chiaramente la propria appartenenza all’uno o all’altro, per poco non si era sentita seriamente male.
La porta del dormitorio si aprì, cigolando sommessamente, ed Hermione ebbe un piccolo sobbalzo. Quasi istintivamente si tirò le coperte ancora più alte sotto il mento e socchiuse gli occhi quel poco che bastava per creare l’illusione che dormisse e quel tanto che le era necessario per avere una buona visuale di ciò che stava accadendo.
« Dici che Hermione dorme?» Domandò la voce di Parvati così bassa che persino Hermione, il cui udito era sempre stato eccellente, fece fatica a percepire.
La testa di Lavender si spostò prima a destra e poi a sinistra, debolmente illuminata dalla fioca luce di una lampada ad olio. « Non lo so. Speriamo di sì, ho un sacco di cose da raccontarti!»
Certo. Sicuramente le grandi notizie riguardavano un certo purosangue con il naso oblungo che aveva fatto scintille contro gli Slytherin quel giorno in campo, e più recentemente, da provetto Don Giovanni in erba aveva colpito di lingua e medicato di labbra.
Il cuore di Hermione sussultò nel realizzarlo.
Ron e Lavender stanno…?
Parvati chiuse la porta dietro di se con un leggerissimo tonfo e ripose la bacchetta sul suo comodino mentre Lavender, tutta eccitata, faceva più casino di uno stormo di arpie intorno al corpo di un innocente sofferente.
Saltellando e canticchiando sottovoce si infilò le mani in tasca e con molta attenzione ne tirò fuori una collanina d’argento, delle caramelle e un fazzoletto che lasciò cadere sul letto.
« E’ sangue umano quello sul fazzoletto?» Domandò schifata Parvati nel vedere una grande macchia rossa sulla stoffa candida del fazzoletto che si era tolta dalla tasca poco prima. Lavender, dopo essersi tolta le scarpe e accomodata di fronte all’amica, fece una smorfia e annuì, con un ghigno che molti avrebbero trovato macabro a prescindere dall’argomento in questione.
« Sì, Ron ha avuto un incidente con dei canarini, non so come si sono messi ad attaccarlo e aveva tutta la pelle piena di graffi.»
Troppo eccitata o preoccupata per potersi soffermare su come mai degli innocui uccellini domestici avrebbero dovuto attaccare un essere umano e probabilmente prendendo in considerazione la possibilità remota che il virus dell’aviaria avesse infettato anche quei simpatici uccellini, strabuzzò gli occhi incredula ed esclamò. « Ron? Ronald Weasley?»
Il sorriso sulla bocca di Lavender si illuminò a giorno. « Credo che stiamo insieme.»
Hermione ebbe la strana sensazione che Parvati avesse indugiato verso di lei con sguardo dispiaciuto ma sgradevole com’era, cancellò dalla testa quell’immagine a tutta velocità. Per un attimo desiderò intensamente di potersi trovare nei panni strambi di Luna Lovegood per poter esercitare il suo famosissimo e quasi proverbiale talento nel dire verità scomode.
Cosa non avrebbe dato per potersi ricoprire di ridicolo con la sua collana di tappi di bottiglia e le treccine buffe e bionde abbarbicate in qualche maniera sopra la testa, che cosa non avrebbe fatto per poter guardare Lavender attraverso gli occhiali da vista da intellettuale, aprire la bocca e vomitare tutto il veleno che aveva avuto la possibilità di ingerire.
La prima verità scomoda che si sarebbe prodigata di render nota sarebbe stata la meschinità di Lavender Brown e gliel’avrebbe detto in faccia, gliel’avrebbe urlato con tutto il fiato che aveva in corpo, si sarebbe pentita di aver anche solo potuto pensare di poter essere attratta dagli occhi nocciola e dallo snervante orgoglio di Ronald Weasley.
Latte caldo che le inondava il cuore fatto di pan di zucchero. Un lecca lecca a forma di cuore che non chiedeva di meglio che essere morso ed inghiottito con gioia.
Parvati alla rivelazione dell’amica non aveva saputo che replicare per quella che ad Hermione era parsa un eternità. Il cuore premeva per uscirle dal petto e se quelle due avessero continuato a discutere su quello stesso argomento per un periodo di tempo che fosse andato oltre i cinque minuti non era escluso che non ci riuscisse. Letteralmente.
« State insieme? Ma io pensavo che lui…»
« Che cosa pensavi?»
« Nulla, ma lo vedevo così bene con…»
« Con chi? Lo vedevi meglio che con me?»
Parvati all’improvviso non sembrava più sicura di voler continuare il discorso. « Non mi fraintendere, Lavy, ma è solo che… lui è sempre stato di Hermione…» E nello stesso istante in cui pronunciava quelle parole provò il desiderio di aver già 17 anni per potersi Smaterializzare legalmente in un posto molto lontano da Hogwarts.
Lavender scoppiò a ridere. « Non dire idiozie!» La rimproverò agitandosi furiosamente la mano pitturata di un bel rosso vermiglio contro il viso nella comica intenzione di farsi aria. « Se Hermione fosse stata interessata a Ron, non credi che forse avrebbe fatto qualcosa per averlo?»
« Be’, ma qualcosa ha fatto.» Replicò Parvati con voce ancora più flebile e imbarazzata di prima.
Lavender tornò seria all’istante, dimenticandosi insieme all’uso corretto dei polmoni, il motivo di tanta ilarità. Abbassò lo sguardo smeraldino sul copriletto colorato, i denti conficcati dolorosamente nel labbro inferiore.
Le sarebbero rimasti i segni. Avrebbe dovuto spiegare a Ron come se li era procurati.
Parvati saggiò bene il peso che le sue parole avrebbero potuto avere sull’amica se dette nel modo sbagliato. Se le rigirò più volte nella mente, le assaporò facendole roteare tra lingua e palato, formulò in varie maniere lo stesso concetto e quando infine si decise ad aprire bocca non aveva ancora ben deciso cosa e come dirlo, così si aiutò abbassando lo sguardo. « Insomma, Lav, capisci che Hermione è la sua migliore amica. Hanno combattuto insieme. Sanno tutto l’uno dell’altro ed è risaputo che lui la volesse invitare allo Yule, due anni fa.»
Quando tutto era iniziato…
Per la rabbia Hermione si cacciò un pugno in bocca, impedendosi per quello che era possibile, di urlare. Che avrebbe potuto dire, poi? Lei non era innamorata di nessuno e nessuna parola avrebbe potuto tradire un sentimento che non provava.
Però ricordare le faceva male e questa cosa la insospettiva.
Socchiuse gli occhi, che scoprì avviluppati di lacrime come un cellophane intorno alle sue palpebre, e non si stupì nel trovarsi davanti la faccia di Ron rossa dalla sorpresa, i merletti di quell’abito da sera che nessun ragazzo avrebbe mai accettato di indossare vivo ad una cerimonia pubblica ben in vista.
I suoi occhi, azzurri, spalancati, illuminati da un sordo rimprovero e rivolti solo su di lei e al braccio vestito di rosso che stringeva dolcemente al proprio. Le era sembrato di capire qualcosa in quel momento, di aver avuto la certezza di aver conseguito una vittoria della quale non si sarebbe mai potuta vantare con anima viva, ma della quale avrebbe potuto godere privatamente, con il sorriso sulle labbra, beffandosi delle amiche che non la capivano e dei ragazzi che meno di tutti sospettavano che anche lei fosse e potesse mostrarsi, come una donna quale effettivamente era.
Se solo le avesse parlato schiettamente, se solo le avesse espresso a parole la sua gelosia e disapprovazione…
Lavender non parlava ormai da più di un minuto. Hermione, sbirciando discretamente il suo viso, avrebbe giurato che il suo labbro inferiore stesse tremando una danza molto insolita. « Tsk. Capirai. Io ero ancora vergine quando c’è stato quello stupido ballo.»
« Lavender, ma non capisci?»
« No, Parvati, non capisco!»
Parvati fece un respiro profondo con il quale assimilò la pazienza della quale al momento era sprovvista. « Lui l’ha sempre adorata. Quando c'è stato il Basilisk a scuola e Hermione era in infermeria... o quando lei usciva con Viktor Krum e lui si rodeva il fegato dalla gelosia. Hanno condiviso insieme ogni momento della loro vita, ogni singola parte del loro essere. Non te l’ho detto prima perché ti avrebbe scoraggiata troppo, ma pare che quello dello Yule non fosse l’unico invito. Dovevano andare da Slughorn insieme.»
« Io...»
Lacrime. Finalmente le erano scese. Anche quella sera, anche quella dannata e bellissima sera, iniziata con le rose e conclusa con le spine. Amare, le scendevano fino alle labbra socchiuse, bagnandole. Se vi avesse fatto passare sopra la lingua le avrebbe sentite salate. « Be’, lei può… »
Parvati la guardò allarmata. « Abbassa la voce!»
Lavender balzò giù dal letto dell'amica, le molle del letto grugnirono di disapprovazione e al loro lamento si unirono i suoi singhiozzi incontrollati. « Lei può aver avuto qualsiasi cosa di lui, ma quella che ha ricevuto il suo primo bacio sono io!»
Hermione strinse il cuscino nella mano libera e, allo stesso modo, ma molto più dolorosamente, qualcosa le serrò la bocca dello stomaco.
Aveva ragione.
Lei poteva avere qualsiasi cosa di Ron, ma che cosa valeva una confessione in cambio di una parte della sua anima?
Your number has been called
Fights and battles have begun
Revenge will surely come
Your hard times are ahead
Muse, Butterflies and Hurricanes
Sicuramente lei adesso stava dormendo.
Magari con la testa di lato, sul cuscino, e i capelli castani sparsi tutt’intorno, a coprirle il viso dai raggi lunari che in una serata così bella sarebbe stato un crimine non avere come compagni.
Immaginava i suoi occhi castani, nascosti da quelle palpebre sottili, rilassati, ridenti anche nel sonno ma privi della loro consueta brillantezza. Chissà qual’era l’ultima immagine che avevano accarezzato con le loro mani vellutate…
Forse lo stava sognando.
Ma no, che sciocco che era a sperarlo. A Hermione non interessava niente che non fosse fatto di carta e impregnato di cultura fino al midollo e lui di acculturato non aveva proprio un bel niente.
Si girò dall’altro lato, scoprendosi irrequieto e pensieroso.
Naturale che lo fosse, qualunque maschio vagamente degno di questo termine lo sarebbe stato al suo posto.
Quella sera aveva dato il suo primo bacio e non uno qualsiasi, un bacio con la lingua, metri, chilometri di sinuosa e calda lingua.
Aveva una ragazza, finalmente.
O meglio, non sapeva bene come fosse rimasto con Lavender perché a parte ansimare non si erano detti poi molto, ma quello che si erano scambiati, quel eccitante scambio di liquidi, non era forse sufficiente?
Per Hermione lo era stato, eccome, le era stato molto più che sufficiente.
No.
Basta, Hermione. Ora c’era una bionda nella sua vita che non somigliava per niente a lei.
Erano amici, solo quello. Molto amici. Quasi fratelli. Era per questo che la pensava così tanto. Doveva essere normale.
Era la ragazza che lo conoscesse di più al mondo. La sua guida.
Ma allora perchè? Perché al corpo sinuoso di Lavender continuava a sovrapporre il suo viso dolce e quei capelli eternamente arruffati?
Non può piacermi mia sorella. Sarebbe un incesto. Non può piacermi Hermione. Sarebbe ancora peggio.
Ma fu in quel momento che gli venne in mente il suo sorriso.
Una volta imperfetto e imbarazzante, che si mostrava pochissimo ma che nelle rare volte in cui decideva a scoprirlo lasciava senza fiato e commenti anche i più loquaci.
Sarebbe stato un peccato essere baciato da quelle labbra?
Il diavolo non poteva essere così bello. Anche l’inganno aveva un limite e non somigliava minimamente a lei.
La stessa sensazione che aveva avvertito nel baciare Lavender si riapprorpiò delle sue viscere e socchiuse gli occhi, cercando di riprodurre con la mente la dinamica esatta di quando le loro lingue si erano cercate per la prima volta.
Assonnata e vagamente irritata una voce ben famigliare lo fece sobbalzare. « Ron, piantala di rigirarti nel letto. Fai un casino bestiale.»
Harry?! Harry era sveglio!
La soluzione che non voleva sforzarsi di trovare da solo stava riposta a un letto di distanza nell’infinita saggezza del suo migliore amico.
« Harry, secondotemipiaceHermione?» Domandò tutto d’un fiato.
Silenzio.
Il Bambino Sopravvissuto E Che Al Momento Desiderava Solo Dormire, combattendo contro il sonno e la stanchezza, si impegnò al meglio per far lavorare gli ingranaggi del suo cervellino che essendo non ancora del tutto lubrificati dopo quella scarna mezza nottata di sonno, facevano fatica a girare come avrebbero dovuto. « Be’, Ron, questo non sono io a dovertelo dire.» Mormorò dopo qualche secondo.
« Sì, invece. Ti ho chiesto se secondo te mi piace, non secondo Neville. Quindi puoi rispondere.»
« Mica stai insieme a Lavender?»
Ron fece una smorfia.
Stava insieme a qualcuno. Una ragazza, una bellissima ragazza, dipendeva da lui e… e avrebbe dovuto tenerle la mano! E l’avrebbe dovuto fare in pubblico!
A quel pensiero si sentì improvvisamente le orecchie incandescenti. « Sì, ma…»
« Allora rifammi la stessa domanda quando sarai single.» Concluse spiccio Harry voltandosi dalla parte opposta e rimboccandosi le coperte fin sopra la testa.
« Ma Harry…» La debole opposizione di Ron si concluse con uno sbuffo risentito da parte sia del Re che del Prescelto.
Il silenzio tornò a far loro compagnia e l'unico rumore udibile nella stanza del sesto anno Gryffindor tornò ad essere il lieto ronfare di Seamus.
Sebbene quella quiete promettesse ben altro, Ron sapeva già che avrebbe dormito sonni molto agitati.
Let me know that I've done wrong
When I've known this all along
I go around a time or two
Just to waste my time with you
All American Rejects, Dirty Little Secret
Erano due idioti.
Era ufficiale, attestato e pronto per essere stampato sulle magliette e gadget autografati.
I suoi due migliori amici erano appena stati investiti della carica di imbecilli di turno.
Solo la sera prima Ron si girava e rigirava (e si girava ancora una volta) nel letto, senza requie, come se avessero lavato le lenzuola con la polvere pruriginosa invece che con il detersivo e anche Hermione, dopo avergli scagliato contro lo stormo di uccellini non sembrava proprio sprizzare allegria e adesso che cosa facevano?
Esatto.
Si davano contro.
Tra di loro?
Non sia mai! Harry roteò pazientemente le orbite e sospirò.
« Cioè, capisci. Ora sto con Lavender. Lavender Brown!»
Aveva sospirato Ron quella mattina a tavola imburrandosi una fetta di pane. Hermione capiva molto bene e l’aveva detto ad Harry quella sera quando era venuto a cercarla in biblioteca. « Lavender Brown. Sai che affare. Quando si lasceranno Ron sarà il ragazzo più informato in fatto di smalti dell’intera Hogwarts!» Aveva sbuffato contrita, intingendo con rabbia la piuma nel calamaio e facendo schizzare tutto intorno parecchie goccioline d’inchiostro rosso, colore che quel giorno aveva la sfortuna di abbinarsi con più di una faccia.
Ron invece non sembrava preoccupato della sua istruzione. Anzi, era ben convinto che Lavender gli avrebbe dato molto di più che una semplice lingua con la quale divertirsi (oltre a dritte non irrilevanti sull’accostamento dei colori).
« Non è una ragazza superficiale come si potrebbe pensare. Ha dei valori. Ha dei saldissimi principi morali. Da qualche parte. Credo. Comunque è una persona indubbiamente profonda…»
Hermione rise. « Profonda? Quel piccione che vola mi dà più emozioni di quante me ne abbia mai date Lavender da quando la conosco. Però, chi lo sa?, forse ha ragione: sotto chili di fondotinta, crema idratante e smalto per le unghie, deve pur battere un cuore!»
«… Sì, è vero, magari quando la vedo non ho proprio il sangue che mi trasborda dalle vene e sono più lucido di quanto non possa essere in un conflitto a fuoco tra Auror e Mangiamorte, ma a me dà qualcosa…»
« L’unica cosa che quella sgualdrina può dargli è una cosa che ha già dato a tutti: è la sua…»
Harry si tappò le orecchie. « Ah, Hermione, ho capito!» Esclamò arrossendo pudicamente.
Hermione alzò un sopraciglio. « La sua guida per mani e capelli perfetti. Perché, che credevi?»
« … Che poi, che cosa credeva di fare quella malata di mente con quei canarini? Cavarmi un occhio? Invogliarli al consumo di carne umana?»
« Si è meritato ogni singola beccata. Io gliene avrei date ancora di più. Idiota.» Borbottò a denti stretti sfogliando il Manuale di Trasfigurazione.
« Hermione, ma se non ti piace…»
« Ah, Harry, nemmeno tu capisci?»
No, Harry non capiva, non ci riusciva proprio.
Il problema ai suoi occhi era così semplice che si stupiva che nessuno dei due avesse chiesto la sua disponibilità a far loro da testimone di nozze.
Bastava parlare.
Mettersi davanti al fuoco, tranquillamente, da soli e risolvere il problema chiudendo fuori dalla porta vecchie incomprensioni, gelosie infantili e nervosismi degni di Sybil Trelawney.
Hermione non si dava pace, alzatasi dal tavolo al quale si era relegata per più di due ore quella sera, vagava inquieta tra gli scaffali della biblioteca prendendo ed adagiando subito dopo vecchi tomi dai nomi ormai dimenticati.
Ogni volta che Harry cercava di fermarla o di spostare la sua attenzione su qualcosa che non riguardasse lo studio lei si schermiva, scocciata, zittendolo con uno sguardo di rimprovero o semplicemente con la propria eloquente tristezza.
Non ne parlava. Le sue labbra rimanevano cucite, tremanti per le lacrime che non si era concessa di sfogare, come se si vergognasse del suo sentimento.
Come se amare il suo migliore amico fosse la cosa più tremenda che potesse accaderle e fosse diventata realtà solo per rovinarle definitivamente la vita.
« Hermione…»
Sebbene non fosse venuto a cercarla per amore della loro amicizia e il tema di Pozioni lo aspettasse incompiuto sul tavolo, non aveva intenzione di cedere.
In assenza di Ron, per via della voracità che non sembrava aver fine della sua profondissima ragazza e in mancanza di Ginny, scomparsa anche lei per lo stesso motivo, lui era l’unica persona che potesse starle accanto.
Certo, anche lui aveva le sue piccole ed insignificanti quisquilie da risolvere, e sì, era anche vero che la situazione sua e quella di Hermione era effettivamente molto simile soprattutto per il fatto che riguardasse un Weasley, ma c’era comunque una differenza abissale: Ginny non provava nulla per lui e dal canto suo poteva dire la stessa cosa per lei.
Per Hermione e Ron invece era diverso: il loro sentimento era qualcosa di reciproco e innegabile.
« Cambiamo discorso, Harry, per favore.»
La riposta secca del suo prefetto preferito dai lunghi riccioli castani era una lama che gli trapassava il cuore. La sua freddezza e la sua rabbia erano una cosa che non le si addicevano nel modo più assoluto.
Sbirciò il suo viso scuro, i piccoli incisivi regolari mordevano il labbro inferiore e…
Erano forse lacrime quelle che le brillavano negli occhi?
Preso alla sprovvista, Harry si infilò una mano nei capelli e posò l’altra sulla spalla dell’amica. Poteva sentirle tremare e non era facile tenere saldamente la presa che certo non voleva sembrare una costrizione o peggio una violenza ma che forse non appariva nemmeno come un gesto rassicurante.
Diamine, perché non c’erano corsi di Consolazione Applicata in quella benedetta Scuola?
« Hermione, senti…» Iniziò lui, ma Hermione lo respinse.
« Harry, per favore!» Lo supplicò, girandosi e guardandolo negli occhi.
Castani, quelli di lei, verdi quelli di lui. Un incontro perfetto che a seconda delle circostanze poteva essere la loro gioia più grande o la peggiore dei loro incubi.
Harry annuì e fece cadere la mano che poco prima le aveva appoggiato alla spalla sul fianco. « Va bene, come vuoi.»
Lo sguardo attento di Madame Pince indagò severamente verso di loro. Fortunatamente non aveva ancora visto lo stato del libro di Pozioni di Harry, che copertina esclusa, era un vero disastro o probabilmente sarebbe stramazzata a terra più morta che viva.
Hermione le accennò un sorrisetto amabile e si affrettò a tornare a sedere per riprendere a lavorare.
« E’ libero di baciare chi vuole.» Disse dopo qualche minuto tirando su rumorosamente col naso. « Non me ne importa un accidente.»
You could be my unintended
Choice to live my life extended
You could be the one I'll always love.
You could be the one who listens to
My deepest inquisitions
You could be the one I'll always love.
Muse, Unintended
Erano passati giorni e ancora non si parlavano. Nemmeno alle ronde, nemmeno alle riunioni dei prefetti, se dovevano interagire durante le lezioni cercavano di mettere nelle loro parole l'indifferenza più glaciale.
Per il resto tutto proseguiva relativamente tranquillo: Hermione continuava a studiare, Ron ad avvinghiarsi a Lavender, Harry a convincersi che quel tuffo al cuore quando vedeva Ginny fosse il primo sintomo di una malattia cardiaca che presto l’avrebbe stroncato ma che, fortunatamente, non aveva nulla a che vedere con l’amore.
Accadde un lunedì.
Ron stranamente era solo e, nascosto da una sciarpa del tutto fuori luogo, portva sul collo un segno ben noto a molti ragazzi di Hogwarts: i succhiotti di Lavender non erano certo da sottovalutarsi.
Doveva studiare, o almeno quella era la sua intenzione e si dirigeva con tranquillità e passo spedito verso l'unico posto in cui era certo che l'avrebbe trovata.
Non dovette faticare molto: non appena messo piede in biblioteca, Hermione gli si parò accidentalmente davanti. Aveva gli occhi provati dalla stanchezza e si poteva chiaramente leggere sul suo viso smagrito parecchie notti insonni e pasti saltati.
Ron, sebbene la cercasse, sussultò.
C’era un altro cielo nella sua testa. Altre nuvole con le quali poter giocare e nuove tempeste da affrontare abbracciati.
Quella testa gli mancava. Da quando avevano smesso di parlarsi erano andati in apnea e l'ossigeno era finito da così tanto tempo che si stupiva di non esser ancora morto.
Hermione quando lo vide non fece nulla, anche se i suoi occhi erano ben pronti a far intenere molto altro. Alzò la testa e lo superò altezzosa, lasciando dietro di se un pallido e neppure troppo amichevole saluto.
« Won Won.»
« Hermy-o-ninny.»
Sarebbero rimasti sempre uguali.
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