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Name: Morgan age: 17 location: Milano
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Pre: Happy Birthday Parkinson!
Title:Happy Birthday... Parkinson.
Personaggi: Pansy Parkinson; Harry Potter.
Genere: Romantico; Commedia; Malinconico.
Trama: “Sarà una Giornata perfetta” Questo il mantra che Pansy Parkinson ha scelto di ripetersi il magnifico giorno del suo diciassettesimo compleanno. Ma sarà davvero così?Una disastrosa serie di eventi la condurranno alla meno probabile delle conclusioni: una serata solitaria in uno sgabuzzino da qualche parte del castello in compagnia di…
Per i commenti: clikka qui.
Premessa: One-Shot che ho diviso in due capitoli. Personalmente detesto le one-shot lunghe e ho preferito spezzarla.
E’ dedicata a Alecto/Lily, Xanthe e Miky/Streghetta. So che in questo periodo più o meno tutte facevano gli anni ed è proprio per questo che l’ho scritta. Per fare loro gli auguri. Spero vi piaccia sorelline.
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Happy Birthday Parkinson!
Per prima cosa vorrei chiarire che non mi sono alzata alle cinque del mattino solo perché oggi è il mio compleanno.
Va bene?
Non ne frega niente in realtà. Anzi, credo sia già tanto che me ne sia ricordata.
Sì, okay, è vero che in genere non faccio MAI il bagno con tutti questi oli e queste essenze fantastiche, il quale valore, credo, superi di gran lunga quello che gli averi di tutta la famiglia Weasley abbia mai posseduto nel corso di cinque vite, e sì, ammetto anche che non è da me spendere tempo che avrei potuto impiegare nella nobile arte del nullafacentismo, agghindandomi i capelli con tutte queste cure ma il bagno dei Prefetti di solito è sempre occupato verso le sei e così non avevo mai avuto l’occasione di coccolarmi con la Crema alla Bava di Fata, senza contare che Millicent mi ha prestato questa fantastica lozione “Crea-Ricci-Perfetti-by-Medusa” e sarebbe stato un vero peccato non approfittarne.
Quindi, non fatevi strane idee.
Per me oggi è semplicemente un giorno come un altro, un comunissimo, normalissimo lunedì mattina della prima settimana del mese.
Entro in camera tutta profumata, i capelli divisi in ordinati boccoli sparsi sulle spalle coperte dalla vestaglia verde e argento, e la precisa intenzione di essere silenziosa come un fantasma trasparente, muto, cieco, sordo: manca ancora mezz’ora prima che la sveglia inizi a suonare e sono certa che le mie compagne non mi assegnerebbero una medaglia al valorose sottraessi loro 30 preziosissimi minuti di sonno ristoratore.
Anzi, probabilmente farebbero in modo che la sottoscritta non possa nuocere a nessuno per molto, MOLTISSIMO tempo.
Mi chiudo la porta alle spalle con tocco vellutato e aspetto qualche secondo immobile che i miei occhi si abituino al buio per evitare così di dover ricorrere alla bacchetta magica.
Sarà un giornata perfetta.
Mi infilerò sotto le coperte e ingannerò quella mezz’oretta scarsa di tempo ripetendomi mentalmente tutte le possibili frasi con le quali potrei aprire la mia prima giornata da diciassettenne. Fingerò di svegliarmi controvoglia, scocciata e con altrettanta freddezza accoglierò gli auguri e i regali dei miei amici e ammiratori, accatastandoli in ordine da qualche parte, celando l’impazienza di vedere il contenuto con sorrisetti languidi e frasi disinteressate.
Poi LUI mi si avvicinerà, mi prenderà da parte e mi sigillerà la bocca con un bacio, e non bacio qualsiasi ma con uno di quelli da romanzo, dove lingua, cuore e cervello vanno a far compagnia all’intestino rimescolandosi tutti insieme per la passione animalesca troppo a lungo repressa.
Allora ci fonderemo in camera da letto, faremo l’amore sul tavolo fino a perdere forze e peso, poi LUI tirerà fuori un anello di brillanti e ci farà sposare in gran segreto dal primo elfo domestico disponibile, avremo otto bambini e una gatta siamese, tutto questo come ricompensa per aver sfidato i suoi genitori e il mondo intero.
Be’, no, in realtà i suoi genitori mi adorano e al mondo intero non credo posso interessare molto quello che facciamo io e Draco Malfoy, ma non è questo il punto.
Il punto è che oggi è il mio compleanno, profumo delle spezie più costose di tutto il Mondo Magico, potrebbero benissimo scambiarmi per una rock star miliardaria che a tempo perso fa da testimonial a favolosi prodotti di bellezza e tra pochissimo il mio bellissimo quasi-fidanzato capirà finalmente che sono la donna della sua vita.
Sospiro appena percettibilmente, il cervello tra le nuvole, e muovo un piede calzato da un elegante sandalo in avanti.
Faccio per intraprendere un altro passo quando mi accorgo di essermi impigliata in un groviglio non bene definito di vestiti/trucchi/famigli.
La caduta è inevitabile.
In un caos epico il gatto di Tracey, Mortimer, salta sopra la scrivania che Sally Ann e Daphne dividono da quasi sei anni, sparpagliando ninnoli e tutti i possibili oggetti poggiatici sopra in modo casuale per tutto il pavimento.
Una piuma dimenticata la sera prima immersa nell’inchiostro vola attraverso la stanza e si va a conficcare senza pietà nel muro nel quale penetra con estrema facilità, quasi fosse fatto di burro invece che di pietra, facendo così cadere dei piccoli residui di calce sulla testa di Millicent. Osservo allibita la crudele reazione a catena innescata: come in un domino ai danni della sottoscritta, la piuma si stacca dal muro lasciando al suo posto una piccola ed insignificante crepa… dalla quale inizia a zampillare allegramente acqua.
Dannazione, deve aver beccato le tubature idrauliche!
Mortimer inizia a miagolare, balza terrorizzato sulla gabbia di Mickey, il rospo ultracentenario di Daphne che ultimamente divideva casa con Salazar, il cobra di Vincent Tiger, e vi atterra sopra non troppo gentilmente. Un fragoroso “Crack” è il segno che non tutto l’acciaio del Mondo Magico è ultraresistente come i venditori a corrispondenza si ostinano a farci credere.
Poi, Daphne, Millicent e Sally Ann iniziano ad urlare a più non posso.
« AHHHHH!! Cazzo, al riparo!»
« I Goblin attaccano!»
« Oh Signore, sono troppo giovane per MORIRE!»
Una piccola pausa, un rantolio soffocato e una capocciata sonora e… « Ahi! Porca… Sal, quella è la mia mano!»
« Ma piantala! Le mani delle persone normali non hanno le squame!»
Le candele sul letto e quelle reduci dal cataclisma sparse a terra si illuminano progressivamente dando un po’ di luce finalmente la camera.
« Pansy, ma ti pare l’ora di fare tutto questo casino? » Esclama Millicent furiosa.
« Emh… io…»
« Sei un idiota! Porca miseria, stavo facendo un sogno coooosì bello…!»
« Mi dispiace… » Biascico cercando di scusarmi.
« Santo porco, ma quello è il mio shampoo!»
Seguo l’indice indagatore di Sally Ann Perks puntato a terra. Il magnifico shampoo ai Semi del Vento ed Estratti di Frutto della Passione è a terra ancora avvolto nella delicata confezione di madreperla ma la posa innaturale non lascia intuire il suo effettivo stato di salute. « Oh cavolo, Sal, mi dispiace… sono inciampata e…»
« STRONZATE, giuro che se si è rotto prima te lo spacco in testa e poi me lo ripaghi!»
« Ma…»
Tracey Davies emerge dalle coperte con le palpebre socchiuse. « Uff… dai, su, che vi prende a tutte?!Avanti, calmatevi, fate un respiro profondo…»
« Chiudi quella sfottuta bocca, Tracey!» Ruggisce Millicent stropicciandosi gli occhi coperti di polvere. Credo che non si sia accorta di essere coperta di calcinacci, sennò mi avrebbe già ammazzata. « Pansy, allora, mi vuoi dire che cazzo ti è venuto in mente di simulare la terza guerra degli Hobbit nella nostra camera?»
Questo è davvero troppo! «Oh, diamine, non ho fatto apposta! Fatti una camomilla, porco Silente! » Ruggisco io alzandomi. Le gambe a malapena mi reggono in piedi dal nervoso. DETESTO quando mi urlano contro e in modo particolare, DETESTO quando a farlo sono le mie amiche nel giorno del mio COMPLEANNO.
« Che hai fatto ai capelli?»
Bisogna essere o ciechi o stupidi per fare una domanda del genere. « Li ho bruciati. » Rispondo sarcastica andando verso l’armadio.
« Be’, forse sarebbe stato meglio. » Interviene allora Tracey con gli occhi semichiusi e la faccia rivolta altrove. « Così sembri proprio una spazzola per capelli.»
« Tracey, quella È una spazzola per i capelli! Pansy è di là!»
Sospiro e spalanco le ante dell’armadio con un semplice gesto della mano.
Bene. Adesso mi vestirò, mi truccherò e quando sarò pronta scenderò a colazione dove sciami di gufi si scapicolleranno per portarmi i più bei regali da ogni parte del Mondo Magico.
Dopotutto, diciassette anni non si compiono certo tutti i giorni.
***
Okay, niente panico.
E’ vero che nessuno mi ha ancora degnata di una parola carina (escludendo, ovviamente, le affettuose ingiurie lanciatemi contro dalle mie deliziose compagne di stanza) e che sono seduta a questa tavola da quasi dieci minuti, ma è altrettanto importante il fatto che la posta non è ancora arrivata e con lei anche gran parte dei miei amici di Slytherin.
Non mi devo preoccupare. Sanno perfettamente che è il mio compleanno. Sono solo dei bontemponi. Mi faranno disperare per tutta la giornata e poi se ne usciranno da un angolo con un salto con una torta tra le mani, Draco Malfoy in accappatoio pronto a regalarmi un memorabile spogliarello e un gufo con un abbonamento a “Io, Strega” svolazzante in aria.
Lo dico e lo ripeto: SARÁ UNA GIORNATA PERFETTA.
« ‘Iorno ‘Ansy. » Mi saluta sbadigliando vistosamente Blaise sedendosi accanto a me. Si passa una mano tra i capelli neri e mi lancia un occhiata incuriosita.
Ecco. Eh, lo sapevo!
Blaise Zabini è il mio migliore amico dai tempi in cui giocare con le bambole era la ragione della mia vita. Io adoro lui e lui adora me, anche se molte volte è difficile notarlo. Ogni tanto litighiamo furiosamente, fino ad arrivare a, ma proprio quando siamo ad un passo dallo scannarci immancabilmente scoppiamo a ridere e ci abbracciamo.
Lui CERTAMENTE se ne è ricordato. Mi caschino le dita dei piedi se mi sbaglio!
« Bei capelli. » Bofonchia distrattamente. Prende la brocca del latte, versando buona parte del contenuto in un bicchiere di vetro e si concede una brioche calda alla marmellata come premio per la sua acutissima osservazione.
Cosa?
TUTTO QUI?
« Bei capelli?» Ripeto incredula. Sento un formicolio sinistro agli angoli degli occhi.
Blaise alza le spalle sgranocchiando un biscotto secco con aria disinteressata.
«Sì, non stai male.»
Oh, be’, allora…
Scuoto la testa e mi dedico completamente alla mia colazione, dimenticando momentaneamente che ho diciassette anni già da cinque minuti e nessuno, nemmeno Draco, si è degnato di mostrarsi corrucciato alla ricerca di qualche motivo per trovare FANTASTICA questa giornata.
« Non hai sempre la sensazione di esserti dimenticato di qualcosa?» Tento di farlo risavire argutamente.
« No.»
« Be’, ma qualche volta…» Insisto.
« No.»
« Ah.»
Pausa di riflessione in cui medito pensieri poco carini su come mettere fine alla vita del mio amato amico Blaise.
« Ah, Pansy…»
« Sììììì?»
«Non per farmi i cavoli vostri ma che diamine è successo stamattina in camera da voi?»
Regola Numero Uno: Mantieni sempre la calma. Sii gentile. Affabile. Adorabile, pur mantenendo sempre la perfidia della quale vai fiera e che i tuoi amici hanno imparato ad amare.
Borbotto un “niente” biasciato e mi occupo di catalogare mentalmente tutti gli insulti che lancerò contro tutti gli Slytherin quando questo scherzo sarà finito.
***
Arrivo a Pozioni quasi correndo. Supero Blaise, Daphne, persino la Mezzosangue Zannuta che di solito si alza all’alba per essere la prima ad accomodarsi ai banchi più vicini alla cattedra.
Prendo posto all’ultimo banco e poco dopo mi raggiungono anche Tracey e Sally Ann che si posizionano una alla mia destra e una alla mia sinistra.
Blaise si siede a pochi banchi di distanza da noi con Theodore Nott. Strano che abbiano scelto il banco da due. In genere non lasciano mai Draco in balia di Tiger e Goyle, a meno che lui, ovviamente, non se lo sia più che meritato.
Minuti Passati da Diciassettenne: Trentacinque.
Numero totale di Auguri di Compleanno: Zero.
« Buongiorno Classe. » Dice pacato Piton accomodandosi alla cattedra.
« Buongiorno Professor Piton. » Recitiamo diligentemente tutti in coro.
Piton ci osserva con il sopraciglio inarcato. Guarda me, poi guarda Potter, poi abbassa gli occhi sulla cattedra e incrocia le dita ossute. « No, no, così non và. » Decreta gravemente. « Potter, cambia di posto con Miss Parkinson.»
Guardo il posto occupato da Potter e mi sento gelare. La Granger e Weasley si voltano per contemplare la loro la situazione assumendo, a constatazione fatta, una faccia più che eloquente.
« Ma professore…! » Cercano di protestare.
« E’ una cosa provvisoria. Non sono certo così stolto da voler incoraggiare una carneficina, nonostante il mio apprezzamento nei confronti di Miss Parkinson a tale proposito.»
Credo di aver spalancato la bocca per la meraviglia. Fisso Piton come se non l’avessi mai visto prima. Da quando permette che Gryffindor e Slytherin condividano lo stesso banco?
« Miss…»
« Va bene, va bene, adesso arrivo!» Sbotto raccogliendo le mie cose dal banco e muovendomi a grandi passi verso quello diviso dal magnifico trio di sfigati di Hogwarts.
Le radiazioni benevole che emanano questi esserini felici e schifosi mi mettono la nausea.
« Ciao Re dei Cassonetti. Buongiorno Maestrina degli Inetti. Che mi raccontate di bello?»
I due impiastri si scambiano uno sguardo fugace. « Taci Parkinson.»
« Bene, svolti i convenevoli… che si fa di bello?»
« Si lavora.»
Strabuzzo gli occhi. Credo non abbiano sentito. Ho detto “di bello” non di noioso! Vedendo la mia espressione sconcertata, la Granger prosegue. « Lavoro. Conosci il significato di questa parola?»
«Certo, e a differenza tua conosco anche quello di “Vestiti di Marca”.»
« Devi però aver tralasciato quello di “Chirurgia Estetica” perché se no ne avresti già approfittato da un pezzo.»
Okay, calma Pansy. Non peggiorare le cose.
Sarà una giornata perfetta.
« Invece di infestare l’aria con le tossine della povertà che ti escono dalla bocca Weasley, che ne dici di mettere in pratica quello che dice la tua amichetta?»
Il pezzente stringe i pugni per la rabbia. L’intervento della Mezzosangue gli impedisce di sfogarsi prendendo come bersaglio la mia faccia. « Calma Ron.» Sussurra maternamente. Un’occhiata di profondo odio mi colpisce in pieno viso ma faccio del mio meglio per ignorarla.
Non mi farò certo spaventare da una Mezzosangue!
L’ora prosegue lentamente e senza intoppi degni di nota; le battutine sarcastiche tra me e i miei due compagni di banco si susseguono a raffica senza però mai darci troppo peso.
Se non ci punzecchiassimo a vicenda non saremmo rivali.
Ogni tanto lancio un occhiata a Tracey e a Sally Ann che pare facciano progressi, non tanto con la pozione che sembra non essere nemmeno stata pensata, ma con il loro fardello made in Potter.
Sally Ann lo fissa con i soliti occhi da baccalà leggermente sporgenti emettendo ad intervalli ben precisi dei rantolii soffocati, probabilmente sperando di intimidirlo, mentre Tracey guarda insistentemente la stessa pagina di Pozioni da almeno venti minuti, senza aver, a quanto pare, intenzione di dedicarsi a ben più edificante passatempo. Potter, dal canto suo, è il ritratto della serenità e della pace interiore e tagliuzza in minuscoli dadini, perfettamente padrone di sé, una radice di Archestona Gialla, ingrediente principale della Pozione di oggi.
« Credo…» La voce rauca di Piton viola la pace del Sotterraneo. Alzo lo sguardo dal calderone e vedo il mio Direttore di Casata incombere su una concentratissima Tracey con assoluta maestosità. « Credo, Miss Davies, che le indicazioni del libro le risulteranno più chiare se prova a leggerlo nel senso opposto.»
Detto questo con un rapido colpo di bacchetta gira il volume nel corretto senso di lettura.« Oh, la ringrazio professore.»
Trattengo a stento una risata, cosa che però la maggior parte dei Gryffindor non si sogna nemmeno di provare.
La voglia di distribuire gratis un pugno ben assestato nella pancia di tutti quegli idioti si blocca quando mi accorgo che uno strano puzzo di bruciato infesta l’aria. Tranquilla, ispeziono il fuoco magico acceso sotto il calderone, bacchetta alla mano per togliere l’eventuale intruso, ma con mia enorme sorpresa non c’è niente a parte la fiamma magica accesa da Weasley.
L’inquietudine che deriva da questa scoperta mi fa stranamente avvampare ma preferisco non dire nulla.
Dio, però, che caldo…
Poi una voce: « AL FUOCO!!!! PANSY STA ANDANDO A FUOCO!!!!!»
***
Esco dall’infermeria qualche ora dopo con la testa fasciata e un taglio di capelli ridicolo nascosto sotto le bende. Mi sento un completo disastro. Nessuno ha dimostrato di sapere che oggi è il mio compleanno e Draco non si è ancora fatto vedere.
Come ho fatto a permettere che i capelli mi andassero a fuoco?
Poi mi viene in mente lei.
Lei con il suo odioso, schifosissimo ghigno compiaciuto su quella bocca da castoro.
E’ stata la Granger. Sicuro, che è stata lei.
Si è vendicata per quelle sfrecciatine, dimostrandosi infantile a livello cosmico. Non riesco nemmeno ad essere arrabbiata con lei, per la pena che mi fa.
Che vada a farsi fottere, maledetta puttana.
Non le permetterò certo di guastarmi la festa del mio compleanno.
Giungo a grandi passi in Sala Grande, e subito vengo circondata da un nutrito gruppo di persone.
« Pansy, come stai?» Di domanda premuroso Blaise non appena entro nella sua visuale.
Cerco di figurarmi con gli occhi della mente la visione che gli altri devono avere di me in questo momento e non posso far altro che sentirmi immensamente depressa.
« Uno schifo.» Ammetto nascondendomi dietro la brocca argentata della tavola imbandita.
« Be’, meglio di nulla.»
« Ciao Blaise!» Cinguettano tutte carine una dopo l’altra Sally Ann, Millicent, Tracey e Daphne (che troverete nel dizionario sotto la voce “Mie compagne di stanza”) disponendosi ordinatamente due da una parte e due dell’altra del tavolo.
« ‘Sera. » Risponde Blaise palesemente annoiato.
A seguire una raffica di domande.
«Pansy, tesoro come stai?»
«Sei già uscita dall’infermeria?!»
«Che ti ha fatto Madama Chips?»
«Le hai detto come sono andate le cose?»
Faccio una smorfia che si spiega da sola. «Ero troppo impegnata a realizzare che si stava facendo un falò sulla mia testa per ricordarmi ciò che è accaduto.»
«Potter è stato COOOOSì eroico.» Mi interrompe Sally Ann. «Credo sia un bene che abbia la sindrome del principe azzurro o a quest’ora potresti essere morta, o peggio, SFIGURATA.»
Le mie orecchie fanno fatica a credere di sentire certe assurdità. «State dicendo che devo un favore a POTTER?»
« Oh, Pansy, non fare quella faccia! Non puoi capire quanto sia affascinante!» Si sdlinquisce Tracey con aria sognante.
« Potter? AFFASCINANTE?» Ripete Blaise sconcertato. « Per caso venendo qui ho attraversato un portale spazio temporale e mi ha catapultato in una realtà parallela?»
Sally Ann si esibisce in una coreografica alzata di spalle. « Piantala Blaise. Sei solo invidioso.»
« Dello Sfregiato? Sì, effettivamente è il sogno della mia vita avere un indicazione meteorologica stampata sulla fronte.»
« Ad ogni modo è stata una fortuna che ci fosse lui.» Prosegue come se nulla fosse Tracey. « Ha preso la bacchetta, l’ha puntata sui capelli in fiamme e ha sussurrato il miglior incantesimo di Congelamento che io abbia mai visto.»
« Già, se lui e la Granger non fossero amici probabilmente l’avrebbe odiato a morte.» Assente convinta Daphne.
Non potendo ancora credere che le mie migliori amiche stiano parlando bene per la prima volta in vita loro del Bamboccio-Che-Avrebbe-Fatto-Meglio-A-Non-Sopravvivere, mi chiudo in una specie di ostinato mutismo fatto di vaghi cenni del capo e parole sconnesse qua e là.
Potter idolo delle mie migliori amiche. Dovrò prepararmi una lista dei peccati dei quali chiedere perdono ora che la fine è vicina.
Altro che povera Pansy! Dio Potter! Ma che sta succedendo?
« Draco?» Domanda Millicent cambiando bruscamente discorso. « Non l’ho proprio visto oggi.»
Il cuore inizia a battermi all’impazzata.
Okay, Pansy, calma, calma. Cerca di mantenere il controllo.
La faccia di Blaise è stupore allo stato puro. « Credevo fosse venuto a salutarvi l’altra sera.»
« Salutarci?» Dice Sally Ann sconcertata. « Non viene mai a salutarci la sera.»
« Non lo sapete?»
Oh oh. « Sapere cosa?» Insisto io con la voce più stridula di un ottava.
«Be’, Draco è partito per il Malfoy's Manor e non tornerà prima di mercoledì. »
Passano venti secondi buoni prima che riesca a ricondurre al verbo partire il suo significato.
« Come?»
Tracey mi guarda a metà tra il compassionevole e lo scocciato. «Pansy, ma si può sapere che hai? Stamattina distruggi metà dormitorio, non hai ucciso la Granger quando ti ha quasi mandato a fuoco i capelli, non parli con nessuno… sei sicura di non drogarti?»
Cristo.
Si sono VERAMENTE dimenticati del mio compleanno.
L’arrivo di un Gufo sgualcito e zuppo d’acqua con una bolla d’aria legata alla zampetta mi astiene dal rispondere (o dallo scoppiare in lacrime. In questo caso è la stessa cosa).
Apro la busta e un minuscolo grillo vestito di rosso salta fuori agilmente posizionandosi nel bel mezzo del piatto dorato.
”Tanti auguri a te…Tanti auguri a te… Tanti auguri alla nostra Pansy… Tanti auguri a teeeeeeee!”
Con un piccolo e goffo inchino il piccolo messaggero si rituffa nella sua busta, che con un PUFF non meglio definito, scopare dalla nostra visuale.
Silenzio.
Tutti mi fissano attraverso una coltre di fitto imbarazzo.
« Pansy… oggi…»
« Andate a quel paese.»
Mi alzo di scatto e scappo via.
Odio tutti.
Odio le mie compagne di stanza, odio Blaise, odio Draco, Hogwarts, il mondo in generale, ma, soprattutto, odio me stessa per non essere riuscita a farmi amare dagli altri in mondo da rendere me e la mia data di nascita indimenticabili.
Fisso le scarpe laccate di nero senza riuscire a scacciare le lacrime dagli occhi.
Io non posso credere che ci siano riusciti sul serio.
Insomma, sono una delle ragazze più popolari della scuola, no?
Okay, forse non ho proprio la fama di una che corre per i corridoi gettando fiori a destra a manca predicando l’amore fraterno e coniugale come se stessi facendo uno spot pubblicitario per qualche potente afrodisiaco, ma, nel bene o nel male, il mio nome, quello delle mie amicizie più strette e i fatti legati alla mia esistenza su questo pianeta, sono costantemente sulla bocca di tutti.
Come hanno potuto?
Chi gli ha dato il permesso di fare una cosa simile?
« Chi c’è qui?»
Passi irrequieti che si affrettano verso il mio rifugio solitario e silenzioso, fatto di scope, detersivi e alcuni invitantissimi veleni che potrei benissimo infilare nel latte di quei bastardi a colazione.
Lo Sfregiato viola la pace mio rifugio riempiendolo con la sua inopportuna presenza. Stringe gli occhi miopi in due fessure minuscole, tanto che le iridi verdi scompaiono sotto le palpebre socchiuse.
« Ah, scusa…»
« Vaffanculo.»
Fa per andarsene quando ricomincio a piangere più forte.
Sono un idiota.
La delusione cocente appena subita e la disperazione nel fatto che HARRY POTTER, quell’Harry Potter, stia fissando me, in lacrime, sull’orlo della crisi nervosa, come se fossi un baraccone da circo, mi fa perdere la calma.
« Parkinson…»
Che vuole? Che vuole da me? Non gli basta che me ne stia qui peggio di un cane bastonato, i capelli devastati e un livello di autostima prossimo allo zero?
« Vattene via, Potter!»
« Che… che ti è successo?»
Già… che è successo per farmi odiare da tutti?
« Non sono affari tuoi.» Grugnisco stropicciandomi gli occhi con le mani impiastricciate di lacrime.
« Giusto. Scusa.» Balbetta con la sua maledettissima vocina da irreprensibile santo. Forse, appiccicata ad un altro individuo la adorerei, ma adesso non fa altro che contribuire la mia voglia di sangue umano.
Non lo guardo ma sento il suo sguardo fisso su di me, esitante ed intimidatorio allo stesso tempo.
« Posso fare qualcosa per te?» Mi domanda premuroso senza distogliere lo sguardo dalla mia faccia.
« Sì. » Rispondo sicura. «Andare a quel paese con il resto del mondo se non ti è di troppo disturbo.»
Passano altri, umilianti secondi. Attimi che scivolano lungo le lancette dell’orologio e colano indistinte in una pozzanghera temporale troppo piccola per contenerle tutte.
Non parla. Quell’essere disgustoso non fa nulla. Credo che nemmeno respiri. Dubito persino che il suo cervello sia attivato.
Sta fermo e lascia che quest’intensa agonia mi laceri la reputazione.
Devo dire qualcosa. La lingua mi pizzica d’impazienza e di parole pungenti, ma non escono. So tanti insulti, troppi, ma ripeterli tutti non farà dimenticare a Potter quello che sta vedendo.
Mi odio.
Non sono capace nemmeno di difendermi.
« Insomma… che ho fatto di male?» Mi scappa dalla bocca.
Fantastico. Sto chiedendo al mio rivale storico se pensa che ci sia qualcosa di deplorevole nel mio passato. E’ come se il Signore Oscuro chiedesse a Silente se lo trova antipatico.
Con questo credo di aver toccato il fondo.
Potter non risponde, ne’ da segno di essersi accorto del mio vaneggiamento. Con calma esasperante si infila una mano nelle pieghe del mantello e ne estrae un portasigarette argentato sulla cui superficie è stata applicata una foto a colori di una ragazza più o meno della mia età. I tratti delicati del bel viso si contraggono in una smorfia di disapprovazione quando il suo proprietario agguanta una sigaretta e mi porge il resto della scorta senza dire una parola.
Accetto un po’ spaesata l’offerta e mi infilo tra le labbra tremanti e ormai prive di trucco la cicca che automaticamente prende fuoco.
Una nuvoletta al profumo di fragola riempie l’atmosfera carica di tensione.
Poi, inizio a parlare.
Parlo e fumo quasi contemporaneamente, senza curarmi di altro che del suono della mia voce e di quello che voglio trasmettere a quel rifiuto umano che mi sta ad ascoltare.
Parlo di questa giornata infernale, delle mie aspettative, delle mie amiche, di Draco, persino dei dettagli di quello che avrei voluto FARE con Draco, del mio crescente complesso di inferiorità, e tutto questo senza nemmeno pensare alle conseguenze che le mie parole potrebbero avere sul mio interlocutore.
Quando finalmente riprendo fiato, mi accorgo dello sbaglio che ho fatto.
Ho detto tutto di me ad un Gryffindor. E non ad uno qualunque. Al Gran Capo. Al tenente delle sdolcinatezze, al Luke Skywalker dell’armata del bene, all’idolo delle folle, al Principe azzurro dei poveri e derelitti… che in questo momento mi fissa contrariato, la sigaretta appesa disperatamente all’angolo della bocca sorridente.
« Perché ti sei fermata?»
Deglutisco rumorosamente. « Tu sei Harry Potter. »
« Ma và? Te ne sei accorta adesso?» Sulle sue labbra si dipinge con un tono di rosso molto acceso, un sorrisetto beffardo.
« Sì.»
« Tranquilla, non lo dirò in giro. Anche perché se lo facessi avresti anche tu qualche cosa di molto interessante da raccontare.»
« Cioè?»
Con un cenno del capo indica la sua mano destra, in particolare il fumo scarlatto che si alza distinto da essa. « Se la signora Weasley disgraziatamente dovesse scoprire che fumo, mi ammazzerebbe lei piuttosto che le sigarette. E’ una donna molto protettiva.»
“Quella vecchia baldracca sforna-figli della Weasley? Ti fa paura che quell’ammasso ambulante di pulci e grasso filobabbana della madre dei poveracci scopra che fumi semplici e abbastanza innocue sigarette ai frutti di bosco? E tu hai affrontato il Signore Oscuro?!”
Vorrei dire una cosa del genere, e magari colorirlo con un sacco di altri termini imparati qua e là nei posti peggiori del mondo magico, ma tutto quello che riesco a dire è un semplice: « Oh.»
« Quindi, come vedi, siamo pari. »
No, no che non siamo pari! Perché… diamine perché lui…« Sei stato il primo.»
« Il primo a far che?»
« A vedermi piangere. Nemmeno Blaise o Millicent mi ha mai vista in questo stato.»
« Immagino che questo sia uno di quei fenomeni che capitano una volta nella vita, come le eclissi o le glaciazioni.»
« Lo faccio più spesso di quello che pensi.»
Lo sguardo mi cade nuovamente sul portasigarette argentato. Il fatto che Harry Potter fumi mi sembra inverosimile, come se Babbo Natale andasse di casa in casa a sgozzare i bambini buoni e a regalare i giocattoli a quelli cattivi.
Osservo la ragazza bionda con crescente interesse e un pizzico d’invidia. I capelli lunghi e biondissimi abbinati a dei lucenti occhi azzurri le conferiscono un aspetto quasi fiabesco, dolce, da brava ragazza, una di quelle che vanno ad accudire i vecchietti nelle case di riposo e che fanno volontariato un giorno sì e uno no della settimana.
Curiosità.
« Chi è quella?»
Potter fa una smorfia non troppo convinta e si infila nuovamente il portasigarette nella tasca interna del mantello. « Una ragazza.» Risponde evasivo.
« Diamine, avrei detto Hagrid dopo la seduta dal barbiere!» Commento inspirando il fumo dell’ennesima sigaretta.
Potter sorride. Si rigira amorevolmente l’oggetto tra le mani robuste, un po’ rovinate dagli allenamenti di Quidditch e da tutte quelle cose super eroiche che si è destreggiato a fare per il bene dell’umanità da quando è venuto al mondo, distratto, eppure così sicuro di se.
« E’ la mia ex.» Sbotta dopo qualche secondo. La sua voce è forzata, appena tremante, difficile da identificare.
Dolce.
« E’ molto carina.»
« Be’, almeno lei si ricorda del mio compleanno.» Tira un'altra boccata di fumo alla sigaretta e poi la spegne bruscamente contro il muro. Il mozzicone scivola lungo il muro e si dissolve non appena tocca terra.
Inarco il sopraciglio. Davvero ha detto quello che credo di aver sentito?
« E questo che significa?»
« Esattamente quello che ho detto: ne’ più, ne’ meno.»
Stronzo.
« Vai al diavolo.»
« Ci sono già stato e mi ha chiesto di portarti i suoi più calorosi saluti.»
« Sai, stavo quasi per trovarti simpatico.»
« Quale onore dalla Regina Delle Nevi!»
Mi infilo il mozzicone quasi spento tra le labbra ed inspiro l’ultima boccata. Non ho nulla da ribattere. Mi scoccia solo di aver fatto l’errore di dirgli tutte quelle cose sul mio conto.
Per Dio. Adesso che ci penso… che cosa ancora non sa di me che non gli abbia rivelato questa sera!?
« Scusa. » Biascica dopo qualche secondo. « Sono stato inopportuno.»
« Tutto oggi è inopportuno, persino la mia presenza su questa terra.»
« Quella lo è sempre stata.»
La sensazione di essermi persa qualche puntata mi assale in tutta la sua evidenza. Perché si comporta così? Perché un secondo prima pareuna persona quasi a posto e il secondo dopo sembra che abbia ingoiato una quantità indistriale di bastardaggine!?
« Ma si può sapere che…»
« Litiga con me. Arrabbiati. Sfogati. Se una persona incuba odio fino all’esaurimento è difficile che riesca a smaltirlo in modo costruttivo una volta adulta. » Fa una pausa per passarsi la mano curata tra i capelli arruffati, guardando in basso, . « Se lo fai con me è più facile.»
« Credi che il Signore Oscuro stia facendo tutto quello che ha fatto solo perché qualcuno si era dimenticato del suo compleanno?» Rido. « E’ ridicolo.»
« No, non lo è. » Mi corregge lui. «Come ti sentiresti se nonostante tutti i tuoi sforzi non riuscissi mai ad essere al centro dell’attenzione? Se continuassi a fantasticare sugli sguardi mal interpretati da parte della persona che ti piace, se tutti ti dessero ragione solo perché smentirti sarebbe troppo faticoso? O se amassi una persona al punto tale da annullarti per lei, dal dare la vita, il tuo tempo, solo per offrirle un altro giorno felice pretendendo solamente di essere ricambiato?»
La profondità di questa domanda mi lascia interdetta per qualche istante. « Frustrata.»
« Alcune persone urlano per sfogarsi. Altre semplicemente piangono. Chi della solitudine ne ha fatto una malattia invece uccide.»
« Perché stai facendo tutto questo?»
« Perché non riesco ancora a capacitarmi del fatto che una ragazza intelligente, sensibile e con dei gusti così raffinati in fatto di tabacco come te debba rovinarsi il viso piangendosi addosso.»
« Non lo so.» Dico di botto. Ci penso un attimo e proseguo.« No, anzi, un’idea ce l’avrei: è perché sono un impiastro.»
« Stai parlando con uno che la prima volta che ha provato ad invitare una ragazza ad un ballo per poco non ci ha rimesso le coronarie.»
« Sei cambiato molto da quando tu e la Chang vi facevate gli occhi dolci.»
« Così sembra.»
Alza gli occhi al cielo e mi rivolge un occhiata fugace da sotto la frangia sfilacciata.
Ha dei begli occhi.
Inspiegabilmente subire le attenzioni di un ragazzo come lui mi lusinga e mi sconcerta allo stesso tempo.
Non so cosa stia succedendo questa sera, ma se c’è un virus nell’aria che aiuta l’inverosimile a realizzarsi credo di averlo preso in pieno.
Voglio sentire cosa ha da dire. Voglio osservare le sue labbra muoversi, i suoi occhi saettare vivacemente di qua e di là, le sue narici espirare il fumo della sigaretta, ascoltare la sua risata amara ogni volta che ribatto con una battuta pungente.
Voglio semplicemente viverlo.
Oddio. Davvero ho detto una cosa così sdolcinata?
« Comunque, mi pare che stessi dicendo delle cose molto carine sul mio conto qualche secondo fa. Ti dispiace continuare?»
Sorride. « Tu, invece, non sei cambiata poi molto.» Ribatte lui.
Annuisco e aspetto pazientemente che riprenda a parlare.
Lo osservo muoversi a grandi passi per lo spazio angusto che mi sono riservata per stasera e ascolto i passi misurare il perimetro della stanza. « Dove ero rimasto?»
« A intelligente, sensibile e con gusti molto raffinati in fatto di tabacco.»
« Ho dimenticato ironica e…»
« E…?»
« E con un taglio di capelli assolutamente divino.»
Spalanco la bocca per l’indignazione. « Stronzo!»
« Grazie.»
Poi scoppio a ridere. « Anche te hai dei pregi, però.»
« Sul serio?» Dice con un ghigno. « Ma non mi dire!»
Per il momento non mi viene in mente nulla di ironico da dire, anche perché credo di essere geneticamente impossibilitata a fare complimenti al mio prossimo. In maniera particolare a quelli generosi, un po’ stronzi e troppo popolari. « Sei…»
« Lascia perdere Parkinson. Rischio di montarmi la testa, se dici qualcosa di carino. »
« In questo caso forse hai ragione.»
Forse!? Ringraziamo Iddio di avermi aiutata a mantenerla recuperabile fino ad adesso!
« Ritornando al discorso dei capelli, mi dispiace per quello che è successo a Pozioni. Se avessero saputo che era il tuo compleanno forse Parvati e Lavender ci avrebbero pensato due volte prima di appiccarti fuoco.»
« La Brown e la Patil?» Boccheggio. La Brown e la Patil? Non la Granger? « Sono state loro?»
Potter è stupito quanto me. « Certo. Nel caso non lo sapessi, il tuo amico Zabini è più gettonato di quello che lui stesso sospetta.»
« Vuoi dire che ho rischiato di diventare un allegro mucchietto di cenere perché due adolescenti con gli ormoni fuori posto hanno avuto un attacco di demenza acuta?»
« Messa così sembra quasi una cosa immotivata, ma comunque… sì. »
« Immotivata?»
« Sveglia! Sarai anche persa di quel bastardo di Malfoy, ma la differenza tra quello che mostri e quello che è in realtà, è quasi abissale. A Gryffindor ci si aspetta solo di sapere la data.»
« La data?»
« Del tuo matrimonio con Zabini, ovviamente.»
« Io e Blaise siamo AMICI!»
« E da quando con gli amici ci si và a letto?»
Che COSA?! Io a letto con… CHI?
« Chi ti ha raccontato una cosa simile!?» Urlo stingendo i pugni fino ad arrestare la circolazione.
« Non è la verità!?»
« NO!»
« Be’, invece questo è quello che si dice. » Taglia corto Potter accompagnato da un gesto impaziente della mano.«Non scendo nei particolari, ma ti giuro che non me lo sono inventato al momento.»
« Ma perché dovrebbero dire cose del genere, per la miseria?! A rovinarmi la reputazione basto io da sola. Dopotutto non vado a genio a nessuno che non sia di Slytherin e non ci tengo che sia diversamente.»
« Hai mai pensato che ci sono un sacco di ragazzi che se solo li degnassi di uno sguardo pagherebbero per poterti conoscere meglio?»
« Parla Dio in persona!» Esclamo furiosa. « Decine di ragazze ti muoiono dietro solo per come sbatti le ciglia e tu nemmeno dai segno di accorgerti della loro esistenza!»
« Può anche essere così, ma a nessuna piaccio per come sono davvero!»
« A me sì!»
Che cosa diamine ho detto?
Le guance vanno a fuoco. Giuro, se non fossi certa di essere da sola qui dentro con…. Sì, insomma, quello, e non con la Patil o con la Brown, correrei per i corridoi pregando i ritratti di tirarmi un secchio d’acqua in testa.
Guardo dappertutto, in particolare verso l’orologio da polso.
Le lancette mi riferiscono che da esattamente due ore il mio primo giorno di diciassettenne ha preso congedo.
« Dio è tardissimo. Se Gazza ci trova potrebbe appenderci per gli intestini al Platano Picchiatore.» Riacquistando subito la calma e cambiando discorso con scaltrezza riesco ad apparire sinceramente preoccupata per la mia sorte fisica.
« Credevo che voi Slytherin foste immuni a certi trattamenti poco ortodossi.» Mi provoca con un’espressione dubbiosa.
« Non voglio tentare la sorte. I pochi che sono sopravvissuti in genere non avevano la lingua per poterlo raccontare.»
« Vuoi tornare al Dormitorio?»
« No. Anche se credo di essermi fumata anche buona parte del cervello per preferire di passare le ultime ore del mio primo giorno di diciassettenne con te.»
Lui mi sorride. Per un attimo ho l’impressione che mi voglia toccare la spalla in segno di conforto, ma devo ricredermi quando lo vedo indugiare ed infine accarezzarsi distrattamente i capelli castani. « Già, lo credo anch’io…»
« Ma?» Lo incoraggio a continuare.
« Ma credo che dovresti tornarci lo stesso. Sparire per quasi sette ore il giorno del proprio compleanno dopo aver fatto una sfuriata epocale ai propri amici non è una cosa ordinaria nemmeno qui ad Hogwarts.»
« Quasi sette ore?» Ripeto incredula.
« Sì. Dalla cena.»
« Che ne sai che sono qui dalle sette?»
« Be’, non ti ho vista al banchetto e quando sono arrivato verso le nove, tu c’eri già.»
Sorrido. « Mi sorvegliavi?»
Lui fa finta di non aver sentito e si alza. « Muoviti. Le tue amiche saranno in pensiero.» Decreta spiccio.
Annuisco senza convinzione. Potter mi porge la mano e mi alzo in piedi facendo leva sulle gambe. Ho il sedere che urla pietà e le ginocchia intorpidite, ma quasi non me ne accorgo. Le nostre mani rimangono intrecciate per lunghi e pesantissimi istanti.
Sono belle.
Poi, come se spinte da volontà propria, si dividono fulmineamente, come i nostri occhi che divergono in direzioni completamente opposte.
Silenzio.
Spengo le candele e sgattaioliamo fuori dallo sgabuzzino in punta di piedi e il cuore in gola, senza guardarci ne’ scambiarci una parola.
Adesso dovremmo dividerci. Io vado a destra e lui a sinistra.
Faccio per imboccare la direzione senza degnarmi di avvisare nessuno quando Potter mi afferra un braccio.
« Parkinson, dove diamine stai andando!?»
Mi volto per guardarlo e lo fisso stralunata. « A dormire, mi sembra ovvio. » Rispondo.
« No, che non lo è. Non quando rischi la vita. Se Gazza ti scopre è la fine per te e per tutto il lavoro che ho fatto per tirarti su il morale.»
« E cosa consigli di fare, San Leonardo da Vinci dei Babbani?»
« Vieni con me sotto al mantello, ti accompagno.»
« No! Non ci stiamo.»
« Non sei così grassa.»
Incrocio le braccia sul petto, costringendole allo spiacevole contatto con le costole sporgenti sotto la tunica, appena coperte da uno strato esiguo di pelle e da uno più morbido, ma meno elaborato, fatto di lino pregiato.
« Infatti, io non sono per nulla GRASSA.»
« E allora, poche storie. Zitta e in silenzio.»
« No! Un mantello non ci aiuterà a scampare da morte certa e per quanto anche il tuo sudore possa essere fonte di fanatismo per qualche stupido babbanofilo non credo che Gazza accetterebbe di barattarlo in cambio della nostra vita.»
« Cretina. E’ un Mantello dell’Invisibilità. Non sono certo così stupido da uscire impreparato. Zitta ora e vieni qui.»
Sebbene riluttante mi intrufolo sotto il mantello dell’Invisibilità. Draco ne ha uno ma non mi ha mai permesso di usarlo. Cioè, non da sola e non per andare a qualche parte che non sia il perimetro della stanza di Slytherin che condivide con Blaise, Ted, Tiger e Goyle.
Lui la sera, soprattutto verso le ore a una cifra sola, ha un grande traffico in ballo, non so di cosa ne con chi, fatto sta che è raro trovarlo a nanna prima delle cinque di mattina.
Anche di questo mi sono lamentata con Potter.
Camminiamo vicini, fianco a fianco, tanto che i nostri piedi continuano ad incespicare gli uni in quelli dell’altra. Le buone maniere sono state momentaneamente congedate per far meno rumore possibile, così non si ode altro che il suono dei nostri passi e il leggero, quasi indistinto fruscio del mantello sui gradini di pietra.
Arriviamo alla fine del mio itinerario. La Sala comune di Slytherin è a pochi passi da me.
« Dì a qualcuno che abbiamo passato la serata insieme ed io…»
« Sì, sì. Mi ammazzi, mi decapiti, ecc. ecc. Lo so. Recepito il messaggio.»
Faccio una smorfia e mi dirigo a passi felpati verso l’entrata. « Aspetta.»
« Che c’è?»
Indugia. Brillanti sprazzi di luce lunare gli si riflette negli occhi e rimangono imprigionati nei riflessi castani dei suoi capelli, rendendolo simile ad un qualche centauro particolarmente avvenente.
« Buon compleanno… Parkinson.»
Se me lo avessero predetto qualche ora prima non ci avrei mai creduto, mai, mai, assolutamente.
I primi auguri che ricevo provengono dal mio rivale storico. E sono anche molto… molto… sinceri. Almeno, così sembrano.
Dovrei mandarlo da qualche parte poco raccomandabile, ma tutta l’astio nei suoi confronti sembra essersi dissolto. « Grazie, Potter.»
Lui alza le spalle in un gesto teatrale e annuisce. « Buonanotte.»
Gira sui tacchi e, avvolto dal mantello si ritrae dal cono d’ombra e si fonde con ombra del corridoio.
Be’, forse la giornata non è stata un autentico disastro!
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