Name: Morgan
age: 17
location: Milano

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Human Case

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Pre: Iris

Titolo: Iris
Personaggi: Sara Sidle; Gil Grissom.
Paring: Geek Love.
Lyrics: Iris by Goo Goo Dolls.
Note: E’ ambientata in un ipotetica sesta stagione. Abbiamo una vecchia conoscenza all’ospedale e un tragitto in macchina molto promettente. Ci sono alcuni riferimenti a Grave Danger e a Primum non Nocere, la prima della quinta stagione e il secondo della seconda.
CONSIGLIO: Se ce l'avete, provate a leggere questa ff con sottofondo "Iris" dei Goo Goo Dolls e nel frattempo a immaginarvi la scena.

Iris

And I'd give up forever to touch you
(E ho rinunciato per sempre a toccarti)
Cause I know that you feel me somehow
(Perchè so che in qualche modo mi senti.)
You're the closest to heaven that I'll ever be
(Sei più vicina al paradise di quello che sarò mai)
And I don't want to go home right now
(E non voglio andare a casa adesso)


E’ tardi.
L’orologio scandisce chiaramente lo scorrere del tempo e osserva la stanzetta asettica dall’alto della sua postazione privilegiata in cima alla porta.
Sara Sidle si stringe addosso la coperta sgualcita in un gesto impaziente, una mano stretta intorno alla tazza del caffè bollente, gli occhi socchiusi per la stanchezza, lucidi e gonfi di lacrime come poche volte lo sono stati in vita loro.
Guarda il letto davanti a se attraverso quelle due fessure dilaniate dal tempo e dagli eventi ma non lo vede.
Ciò che percepisce è solo un corpo estraneo, un essere umano agonizzante a metà strada tra vita e morte steso sotto le coperte, circondato da macchine e non riesce a riconoscerlo.
Ma vorrebbe sapere.
Vorrebbe capire come è potuto accadere.
Solo qualche ora prima lui mangiava, beveva, lavorava… E adesso, invece, è lì. Davanti a lei. La faccia segnata da ematomi, il corpo perfetto coperto di ferite.
Irriconoscibile se non fosse per gli occhi azzurri e i capelli biondi che una volta aveva immaginato, seppur per gioco, di tramandare ai loro figli.
Hank. Hank Peddigrew, ex paramedico. Ex fidanzato.
C’era mancato poco che divenisse anche ex inquilino del pianeta terra.
Una rapina, un attentato, un semplice tiro mancino da parte di una banda di teppistelli. Ancora non lo sa ma in centrale prima o poi sarebbero giunti a un nome e a un volto, lo stesso che lei avrebbe gioito nel veder dietro le sbarre di una qualsiasi prigione.
Come si può essere così maligni da ridurre in quello stato un uomo come Hank?
Ma la cosa che più la faceva star male era il fatto che non avrebbe pensato a lui quella sera se la polizia non l’avesse chiamata per comunicarle l’accaduto.
Non gli pensava più da quando si erano lasciati.
Eppure, quella sera avevano chiamato lei.
Lei anche se non era più la sua ragazza da molto tempo.
Lei che non l’aveva mai amato, ma semplicemente usato come sostituto ad una persona che non la ricambiava e che lei ha già dimenticato.
Dimenticato?
Allora perché porta ancora una sua fotografia nel portafogli?


And all I can taste is this moment
(E tutto quello che posso gustare è questo momento)
And all I can breathe is your life
(E tutto quello che posso respirare è la tua vita)
'Cause sooner or later it's over
(Perchè presto o dopo è finita)
I just don't want to miss you tonight
(E non voglio perderti questa notte)


«Sara…»
Lei cerca il suo nome appena pronunciato sulle labbra di quel qualcuno che l’ha chiamata e inavvertitamente lo trova sulle Sue, quelle che non ha mai baciato ma sognato tante volte. Sospira e reprime la dolorosa fitta allo stomaco che l’ha assalita.
Non deve farsi illusioni. Prima che un suo amico, lui è il suo supervisore e lei sta deliberatamente anteponendo i suoi problemi personali al lavoro, il che lo vede coinvolto in entrambi gli ambiti.
Sia personali che lavorativi.
A lui non interessa Sara, di questo lei è convinta.
A lui preme solo che la sua protetta possa dare il meglio di sé nei casi che le vengono affidati e ai quali deve dare una risposta.
«Non l’avete ancora trovato?» Domanda senza guardarlo.
«Ci vuole tempo.» Gil Grissom le si siede accanto. «Sai come vanno certe cose.»
«Tu non capisci.» Dice Sara scuotendo la testa. «Lui è stato il primo con il quale…» La voce le si rompe in gola in un fastidioso singulto e non riesce a proseguire. «Sei uscita.» L’aiuta Grissom giocherellando distrattamente con un lembo della coperta del letto di Hank. Non la guarda. Non vuole metterla in imbarazzo anche se sa quanto lei darebbe anche per una sola delle sue attenzioni.
Lui appare così. Freddo. Distaccato, forse insensibile, apatico, ma non è così.
Lui soffre.
Lui soffre molto per lei da quando la conosce.
«Sì, almeno qui a Las Vegas.» Riprende Sara apparentemente più calma. «Il primo che mi ha fatto credere di potermi trovare bene in una città così diversa da San Francisco, perchè non credevo che sarebbe stato possibile.»
«Adesso è fuori pericolo. Non devi avere paure di niente.» La rassicura goffamente Grissom.
Lei non gli crede. «Non voglio lasciarlo da solo.»
«Sta arrivando la sua ragazza. Non sarà solo.» La smentisce lui calmo. «Ti accompagno in centrale. Lì abbiamo molto bisogno del tuo aiuto. Forse un uomo in coma può fare a meno di te, ma noi no.»
Sara lo guarda di sottecchi e per un attimo solo oppone resistenza, un po’ infastidita che il suo capo la ritenga non indispensabile alla guarigione del suo ex in coma.
Poi annuisce e si alza.
Ha la schiena indolenzita, il corpo intorpidito dal calore imprigionato nella coperta, il sorriso sepolto da qualche parte sotto strati di amarezza e preoccupazione.
Saluta mentalmente Hank e segue Grissom fuori dalla stanza, fuori dall'ospedale, fuori dal suo passato.


And I don't want the world to see me
(E non voglio che il mondo mi veda)
'Cause I don't think that they'd understand
(Perchè non penso che capirebbero)
When everything's made to be broken
(Quando tutto è fatto per essere rotto)
I just want you to know who I am
(Voglio solo sapere chi sono)


Ora sono in macchina. Lui alla guida, lei di fianco a lui, in silenzio, ognuno che si dedica con devozione ai propri pensieri.
Un formicolio irresistibile intorno alla corde vocali.
Sara lo avverte e deglutisce per cacciarlo via.
Non vuole.
Sa che soffrirà. Sa perfettamente che se dicesse quelle parole, se componesse le tante lettere che le offuscano la vista in maniera da formare quelle parole si odierà per la risposta che le verrà data, ma non può fare a meno di pensare che di detesterebbe ancora di più se fosse così vigliacca da non tentare, almeno, un'altra volta.
«Gil…»
«Sì, Sara?»
Prende una boccata d’aria e si tuffa, come se andasse in apnea. «Se io te lo richiedessi adesso… riceverei la stessa risposta?»
«Dipende alla domanda alla quale ti riferisci.»
«La solita. Quella alla quale continui a rispondere no.»
Grissom capisce. Sulle prime è tentato di risponderle seriamente, ma poi si ricorda che lei è troppo scossa per assimilare una qualsiasi informazione, sopratuttto una cosa delicata, e decide di lasciar perdere.
«Non è un segreto che non amo l’hockey. So che serve un portiere nella squadra della scientifica, ma non me la sento proprio di accettare la nomina. E’ uno sport troppo violento.»
Sara ha un tuffo al cuore.
L’hockey. Il sangue sul ghiaccio. Le spalatrici di Charlie Brown.
”Da quando sei interessato al bello?”
”Da quando conosco te.”
«Non a quella domanda.» Sussurra lei in uno sbuffo riacquistando la padronanza di sé. Si rannicchia nel panno morbido del sedile e guarda fuori dal finestrino. Può sentire i frammenti del suo cuore spezzato stuzzicarle la cassa toracica, i polmoni stimolati da quelle piccola lame aguzze e rovinati dal fumo si contraggono e le fanno venire le lacrime agli occhi dal fastidio. «Ad ogni modo credo che questa sia giù una riposta più che sufficiente. Scusa.»
Grissom si distrae per un attimo dalla guida per guardarla e non riesce a capire.
Come può respingerla ancora dopo tutto quello che è successo?
Senza nemmeno accorgersene ha accostato su un lato della strada costeggiato da un rado boschetto anonimo e ha tolto le chiavi dall’accensione.
Le luci di Las Vegas illuminano la macchina riflettendosi sulla vernice nera e lucente della vettura.
«Perchè ti sei fermato?» Gli chiede Sara.
«Non lo so.»
«Fantastico. Che significa “non lo so”?»
Silenzio. Solo il vento ha il coraggio di fischiare una cupa melodia in compagnia degli alberi e del deserto.
«Ti dispiace rimettere in moto?» Dice questa volta con voce secca, quasi imperiosa lei. «Vorrei passare da casa per farmi una doccia prima di tornare a lavoro.»
Ma lui non fa nulla del genere. La guarda per qualche secondo, le mani strette intorno al volante della macchina, le nocche nivee per la concentrazione e l’angoscia.
E finalmente accade.
Non si accorge che la sta baciando fino a che non sente il respiro leggero e profumato di lei farsi affannoso contro la sua pelle e le labbra che si sfiorarano dolcemente le une contro le altre schiuse appena in una tenera carezza, fargli venire i brividi.


And you can't fight the tears that ain't coming
(E non puoi combattere che lacrime)
Or the moment of truth in your lies
(O il momento di verità nelle tue menzogne)
When everything feels like the movies
(Quando tutto sembra come nei film)
Yeah, you bleed just to know you're alive
(Sì, sanguini solo per sapere che sei vivo)


La consapevolezza di quello che succede arriva solo dopo, qualche secondo più tardi.
Si staccano.
«Che…»
Sara è impietrita e gradevolmente sorpresa.
Grissom sconvolto.
«Scusa. Scusa, non so che mi sia preso.» Cerca di discolparsi lui. «Non è una giustificazione accettabile.»
«Lasciamo perdere. Davvero, mi dispiace. Ti porto a casa.»
Per lui la discussione potrebbe benissimo finire lì, come sempre quando si tratta di esporsi maggiormente in una questione che non veda come protagonista il lavoro. Cerca le chiavi e si accinge a metterle nella toppa se non fosse che Sara non ha la minima intenzione di starsene lì a seguire come un cagnolino fedele gli sbalzi di umore di un confuso cinquantenne.
«No! Tu non mi porti proprio da nessuna parte!» Con un gesto veloce ed improvviso si impossessa delle chiavi della macchina e le serra meccanicamente in una morsa ferrea. «Queste le tengo io fino a che non mi darai una risposta soddisfacente...»
«Sei sconvolta Sara.» Osserva serafico Grissom. «Andiamo, dammi le chiavi.»
«NO! Cazzo, no, adesso basta!»Le lacrime sono ben lontane da scenderle dalla guance ma la voce lascia intendere tutt’altro. «Ho smesso di soffrire per te, per le tue frasi ambigue per la tua dannata incoerenza!» Decreta sentendosi una perfetta bugiarda nello stesso istante in cui si ferma per prendere fiato.
«Sara…»
«Sara un corno! Voglio solo una spiegazione, è così difficile capirlo!?»
«Non sono pronto per dartela.»
Lei lo capisce ma non vuole accettarlo.
«Tu non sei mai pronto per niente. Tu non sai mai niente, non hai mai niente, non fai mai niente! E io sono stanca, stanca, non ne posso davvero… »Si ferma un attimo per respirare una lunga boccata d’aria. «Non ne posso davvero più di questa storia. Mandami al diavolo, ma se devi farlo, fallo e non ci ripensare.»
Sara lo guarda furente, le labbra ancora impregnate della saliva di lui, gli occhi stretti in due fessure come i pugni che minacciosi sono alzati a mezz’aria, pronti a stringersi o a lasciarsi a seconda del volere della loro padrona.
Ancora silenzio.
«GRISSOM!»
Gil alza gli occhi al cielo. Non ha la minima idea di cosa fare ma sceglie di seguire l’istinto, scacciando il pensiero che quello l’ha tradito fin troppe volte per poter essere certo di volersi affidare a lui per una questione di tale delicatezza con una piccolo e scocciato movimento della nuca.
«Va bene. Va bene, avrai la tua spiegazione. Non sono mai stato un granché con i sentimenti. A parlarne come ad esprimermi a riguardo. Sono un disastro, un vero impiastro, se vogliamo dirla tutta. Ma ci proverò, se è questo che vuoi.»
Sospira e la guarda. «Che cosa vuoi sapere?»
Sara non è convinta della sua sincerità ma cerca di fidarsi. Guarda le sue mani, poi di nuovo gli occhi di lui. «Che cosa provi per me e se il sentimento che provo io invece può essere… ricambiato, in un qualche modo. Solo questo.»
Lui annuisce, apre la bocca e inizia a parlare.
Parla come una persona che Sara non pensava potesse coesistere con l’anima irreprensibile e inattaccabile di Gil Grissom e si stupisce, soprattutto quando sente gli occhi prossimi alle lacrime rompere quella maschera di indifferenza che per tanti anni ha alimentato e indossato con fierezza.


And I don't want the world to see me
(E non voglio che il mondo mi veda)
'Cause I don't think that they'd understand
(Perchè non penso che capirebbero)
When everything's made to be broken
(Quando tutto è fatto per essere rotto)
I just want you to know who I am
(Voglio solo sapere chi sono)


Parla per molto tempo. Dice cose bellissime e vere. Alcune frasi le rimangono nelle orecchie e si concentra solo su quelle, rimuginando sulle stesse fino a che non coglie qualcosa di più interessante al quale dedicarsi.
Ma tutto il discorso lei lo riassume in questo breve passo.
«Che cosa provo per te… un grandissimo affetto. Amore, credo. Ma non è l’amore con il quale ero abituato a confrontarmi. E’ quello dolce e violento che non sono abituato a fronteggiare e con il quale non ho mai avuto nulla a che fare. Quel sentimento oscuro che i poeti descrivono ma non conoscono. Provo paura, anche. La paura di non essere capace di proteggerti. Di non sapere come comportarmi. Di non essere abbastanza per te. Di deluderti, una volta che avrò scelto te invece del lavoro e di tutto il resto. O più semplicemente di perderti quando per me sarai indispensabile. La verità è che non ho garanzie da darti. Pensavo di averne, ma dopo che Nick è stato sottoposto a tutto quello… quello che il rapimento ha comportato per lui e per noi non ne sono più così certo. Mi rendo conto troppo tardi che non sono Dio e non gli somiglio nemmeno.»
«Gil, tu…» Vorrebbe farlo tacere. Dirgli che tutto quello che è stato fino ad adesso può essere cambiato, e non solo per rimediare al passato ma anche e soprattutto per costruire un futuro dove ci sia la certezza che nulla verrà più lasciato in sospeso.
Ma questa volta lui non si ferma, non le dà la possibilità di interromperlo.
E continua a parlare.
«Se il sentimento che provi per me può essere ricambiato? No. No, Sara. La tua è semplice attrazione. Non credo fisica per, be’, ovvi motivi. » Ridacchia nervosamente, accennando esplicitamente al suo aspetto. « Ma non è questo che provo per te. Dovrei reprimerlo ma anche se ci riuscissi non sarei capace di impedirgli di crescere, se mai è possibile essere più dolorosamente perfetto di così. E’ questo che volevi sapere?»
«Sì. Sì.» Un sollievo immenso si impadronisce del cervello. Sorride. «Ma non hai capito nulla.»
Grissom la scruta interrogativo. E’ stato faticoso parlarle in quel modo. E’ stato difficile rendersi conto di essere davvero e sinceramente innamorato di quella ragazza che per così tanto tempo l’ha corteggiato pur venendo rifiutata. Eppure c’è ancora qualcosa che lui ignora.
«Io non voglio un avventura. Non voglio cene al lume di candela, regali esorbitanti o costosi. Voglio stabilità. Sicurezza. Una famiglia. Io ti amo.»
Non può credere di averlo detto sul serio. Senza rendersene conto ha allungato una mano verso quella di lui e la sta stringendo forte.
«Tu mi puoi dare questo. Io posso darti quello che vuoi. Ma se non tentiamo, se continuiamo a fuggirci… non andremo da nessuna parte.»
«Te la senti di rischiare?» I loro occhi brillano dei riflessi dell'altro. Conosce la sua opinione ma ha solo bisogno di sentirselo ripetere per convincersene.
Sara in risposta lo bacia ancora e tutto il resto si confonde con la luna e la sua luce fioca che attraverso l’atmosfera saluta giocosa la terra, in particolare una certa macchina in sosta a Las Vegas, Nevada.