Tracey Davies era da anni considerata da tutte le ragazze di Hogwarts alla stregua di un esempio.
Da non seguire.
Non che fosse precisamente brutta, ma aveva qualcosa di raccapricciante. La sua magrezza, lungi dall’avere qualcosa di flessuoso o anche lontanamente etereo, era piuttosto una gratuita esibizione di ossa ricoperte da uno strato sottile di pelle di un bianchiccio malsano, che le era valso l’appellativo di Figlia di Piton.
I capelli lunghi e neri pendevano flosci come una massa di alghe bagnate che per un qualche motivo si trovassero a riposare sulle sue spalle curve.
Aveva ogni sorta di malanno che il San Mungo fosse stato in grado di classificare e anche qualcuno che era tuttora tema di ricerca. Se ne andava in giro per la scuola armata di tutto un arsenale di boccette, boccettine, ampolline, bastoncini balsamici, inalatori per l’asma e simili strumenti, cosicché a incontrarla si notava subito che emanava sempre un vago sentore di farmacia mal tenuta ed erboristeria in putrefazione.
La sua giornata era scandita, come quella di una corsia, dalla somministrazione delle terapie e dai promemoria volanti sugli orari in cui assumere i vari rimedi.
Ogni mattina deliziava il tavolo di Slytherin, esibendosi nel medesimo rituale, che ormai aveva assurto a rito scaramantico e a celebrazione votiva, che avrebbe predetto e allo stesso tempo condizionato tutto lo svolgersi della giornata.
Vincent Tiger, per esempio, sapeva benissimo che se Tracey avesse rovesciato una delle sue boccette, qualcosa sarebbe andato storto nella prima interrogazione in vista per la giornata ed essendo un tipo incredibilmente superstizioso, ricorreva a ogni sorta di rimedio antisfortuna che fosse nelle sue – scarse – possibilità.
Gregory Goyle, che invece era fortemente allergico ai vapori balsamici, che si sprigionavano dai bastoncini, che la ragazza utilizzava per favorire l’attività respiratoria, cercava sempre di sedersi il più possibile lontano da lei. Cosicché ogni mattina era un balletto perfettamente coordinato, condito con qualche strategia, come per esempio cercare di uscire dalla sala comune di Slytherin sempre dopo di lei o individuarla dall’ingresso della Sala Grande, per poi andare a raggiungere l’altra estremità del tavolo, pregando la memoria del beneamato Salazar Slytherin che la ragazza non decidesse di sedersi esattamente al centro, spandendo i suoi vapori di eucalipto e mentuccia imparzialmente alla sua destra e alla sua sinistra, appestando tutto il tavolo.
Blaise Zabini, l’Arbiter Elegantiarum della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, aveva il sacro terrore di quella fanciulla. Gli suscitava più orrore della celebre Eloise Midgeon che, con gli sforzi congiunti di qualche caritatevole Ravenclaw, aveva in un annetto raggiunto un aspetto sufficientemente accettabile e scovato un fondotinta incantato al bubotubero che ponesse rimedio alla sua leggendaria acne.
Tracey era la sua croce di esteta e il suo tormento di perfezionista: i sopraccitati vapori balsamici gli impuzzolentivano gli abiti, accuratamente ricercati, e sembravano annullare disastrosamente ogni effetto dei deliziosi profumi che il ragazzo si faceva portare apposta dall’Italia, degradandoli a non ben precisati effluvi che, più che di profumeria, sapevano dell’odore che aleggiava nelle serre della professoressa Sprite. Quelle dove teneva le Mibledus Mibledonia con annesse puzzalinfe per essere precisi.
Le altre ragazze della scuola, quelle che si davano la pena di notare la sua presenza, la guardavano con un sentimento a metà tra il fastidio e la compassione. Tutta quella schiera di ninfette che la mattina esibivano una rassegna stampa che andava dal Settimanale delle Streghe a Cosmomagical passando per Top Witch (Top You) e Strega Moderna, la consideravano come una specie di disastro irrecuperabile, come un goblin scappato per puro caso da qualche miniera e capitato per sbaglio in quel di Hogwarts.
Sì, perché Tracey Davies tra l’altro era anche spaventosamente antipatica. Acida e caustica, nell’esibire quei lati del suo carattere, non aveva né la grazia di Ginevra Weasley né l’etereo aspetto di Daphne Greengrass che in quel particolare anno scolastico si contendevano la palma di Ragazza al Vetriolo.
Non appena qualcuno incrociava il suo sguardo poteva stare certo che nella migliore delle ipotesi gli avrebbe abbaiato dietro come un Cerbero idrofobo e nella peggiore si sarebbe beccato qualche Maledizione, come per esempio quella celeberrima da lei stessa inventata che dava fuoco alle tasche posteriori dei pantaloni dei ragazzi, che sembravano aver eletto a disciplina sportiva scolastica l’inseguirla nei corridoi per prenderla in giro miagolandole dietro.
Lei sembrava infastidita ma non eccessivamente toccata da quei comportamenti, era impermeabile a qualsiasi critica e corazzata contro ogni sberleffo. Coriacea e dura come una tartaruga millenaria vagava per i corridoi di Hogwarts portandosi appresso la sua farmacia portatile e il suo perenne umore bigio.
Tracey Davies aveva un solo punto debole: Draco Malfoy.
Alla stregua di una delle sue tante malattie, il pensiero di quel ragazzo sembrava consumarla e divorarla come la tisi, farle soffrire l’insonnia come l’ansia, darle disturbi digestivi come la gastrite, farla ansimare come l’asma e palpitare come il soffio al cuore. Era come un virus che le sconvolgeva l’anima, come un batterio che non le dava tregua.
Teneva gelosamente per sé quel peccaminoso segreto, che come tutti i più intimi segreti della scuola era naturalmente sulla bocca di tutti.
Da quando anni prima il Preside Silente, con la complicità di tutto il corpo insegnanti, aveva cercato di tenere segreto il fatto che, tra le mura della scuola fosse custodita la famigerata Pietra Filosofale coi risultati che tutti conoscevano, ognuno si era rassegnato all’idea che dentro quella scuola un segreto diviso tra due persone si sarebbe decentemente conservato solo se una era morta; e non fosse tornata come fantasma né si fosse fatta fare un ritratto prima della dipartita e ovviamente, non avesse un elfo domestico a portata di voce.
In ogni modo, ecco Tracey Davies cominciare a officiare il suo rito mattutino: aprì la borsa con lentezza religiosa e dispose l’una accanto all’altra due ampolline e una boccettina, un bastoncino balsamico che accese con un colpo di bacchetta.
Immediatamente Goyle afferrò una mezza dozzina di muffin al cioccolato e si eclissò verso la porta della Sala Grande. Vincent Tiger invece rimase immobile osservando le dita pallide di Tracey aprire una boccetta e versare in contenuto in un cucchiaio.
Blaise Zabini che stava arrivando in quel momento si arrestò a tre passi dal tavolo e assunse un’espressione agghiacciata.
Tracey Davies sollevò lo sguardo sul giovane che accompagnava Zabini. Malfoy nemmeno la guardava, stava salutando con un cenno del capo Anthony Goldstein e una mezza dozzina di persone del tavolo di Ravenclaw.
La boccetta che Tracey teneva in mano scivolò sul tavolo spandendo il suo contenuto dall’olezzo acre tra il vassoio delle aringhe e quello dei toast.
Vincent Tiger si sentì sudare freddo: quella sarebbe stata una pessima giornata.
***
Take
heed, dear heart
Once
apart,
She
can touch nor me nor you
Dressed
as one
A
wolf will betray a lamb
Nightwish, She is My Sin
Sprazzi di cielo incerto comparivano a tratti tra le
nuvole bianche che affollavano il soffitto della Sala Grande.
Macchie di sole, come miele di castagno rosso dorato, gocciolavano sui suoi capelli.
La ragazza era seduta al fianco di Harry Potter davanti a un libro appoggiato alla brocca del latte e a una pergamena dispiegata davanti a loro.
Hermione Granger stava spiegando qualcosa, si intuiva dalla piuma d’aquila con cui sottolineava velocemente alcuni passaggi sulla pergamena.
La sua voce da oratrice, costante e pastosa, mormorio
di api dorate, che ronzano dolci intorno a favi di miele.
Stava ridendo, domande intorno a quella risata.
Denti bianchi che affondavano spietati nella sua
spalla, in un’ imperiosa supplica.
Potter rise insieme a lei, ancora interrogativi che vagavano sul perché di quell’allegria. L’odiato Ragazzo Sopravvissuto protese una mano per scompigliarle i capelli bruni, addomesticati in onde morbide, raccolte sulla nuca da un fermaglio da cui sfuggivano lucide ciocche che le sfioravano la fronte, le guance e il collo.
La mano della ragazza corse a indicare qualcosa sul libro aperto. Quando si scostarono dal libro le dita esitarono vicino a una ciotola di panna.
Unghie che si conficcavano nella sua schiena lasciando
scie rossastre che bruciavano per il sudore durante gli allenamenti – fatica
fisica che placava ma non saziava – e sotto l’acqua calda della doccia quando
il sapone gli lavava via il suo odore di dosso.
Osservò quegli occhi scuri incontrare gli occhi verdi dell’odiato Gryffindor, uno sguardo affettuoso con appena un’ombra di malizia.
Sentì un biscotto sgretolarsi tra le sue dita.
- A cosa pensi? –
Lui aprì lentamente la mano destra, distese dita pallide e affusolate, macchiate del miele biondo che farciva i biscotti.
Blaise Zabini si schiarì ostentatamente la voce.
- Draco? –
Draco Malfoy non rispose subito, si portò le dita alle labbra e succhiò pensosamente la sostanza dolce che le imbrattava.
- A fare colazione – disse poi, in tono distratto, la voce bassa e tranquilla.
Zabini rise e gettò un’occhiata al tavolo di Gryffindor – Con che cosa? –
Malfoy rise a sua volta e si versò una tazza di caffè. A meno di un metro da lui, Tracey Davies, che si stava alzando, gli rivolse uno sguardo di sottecchi. Lui nemmeno se ne accorse.
Zabini scosse la testa con un sorriso burlesco – La cosa ti sta sfuggendo di mano vecchio mio, non hai più nulla di normale –
Draco Malfoy fece una smorfia: decisamente si rifiutava di farsi dare lezioni di normalità da uno che assumeva una pozione per farsi venire la erre moscia. O almeno lo aveva fatto fino a quando, qualche giorno prima, non aveva cercato di scagliare un incantesimo Reductor ed era finito in infermeria mezzo accecato. Dopodiché aveva preso la sana decisione di indossare la sua erre moscia solo quando aveva intenzione di uscire per una serata tranquilla che non prevedesse incantesimi per far saltare corpi solidi.
Riabbassò lo sguardo sul suo caffè mentre Zabini si rivolgeva a Pansy Parkinson per farsi servire la colazione, istruendola cortesemente su come dovesse fare, di nuovo i suoi occhi tornarono sul tavolo del Gryffindor.
Il Ragazzo Purtroppo Sopravvissuto aveva colto quello sguardo, Malfoy lo comprese dal sospetto che strinse per un attimo i suoi occhi dietro le lenti tonde.
Accarezzò per un lungo minuto la fantasia di alzarsi e andare lì a spaccargli la faccia, procurandogli qualche cicatrice che facesse compagnia a quella che aveva in fronte, e che sicuramente si sentiva sola, a giudicare dall’espressione insolente che Potter gli stava rivolgendo.
Con uno strattone alla manica del Ragazzo Sopravvissuto, Hermione Granger richiamò la sua volubile attenzione su quello che gli stava spiegando. Potter si chinò ubbidiente sulla pergamena annuendo di tanto in tanto.
***
I love your skin oh so white
I love your touch cold as ice
And I love every single tear you cry
I just love the way you're losing your life
HIM, Gone With The Sin
- Harry mi stai ascoltando? –
- Certo, Hermione –
- Hai capito che Titano si colloca tra Amaltea e Imalia come ordine di grandezza trai satelliti di Giove? –
- Naturalmente – rispose Harry in tono sicuro.
Hermione chiuse il libro di Astronomia con uno scatto secco. La sua voce schioccò come una frusta – Si può sapere perché mi fai perdere tempo se non hai intenzione di darmi retta? – disse, irritata – Se avessi ascoltato la metà di quello che ti ho detto sapresti che Titano è un satellite di Saturno e non di Giove! –
Harry arrossì appena – Scusami – mormorò.
La ragazza rimase silenziosa. Aveva finto di non accorgersi dell’occhiata ostile che Draco e Harry si erano scambiati a distanza di un attimo l’uno dall’altro, senza incrociarsi nemmeno in quello. Non per la prima volta si sorprese a pensare che quel lontano giorno, sull’Espresso, quando Draco Malfoy aveva offerto la sua amicizia a Harry Potter, avevano tutti perso una grossa occasione per far andare diversamente molte, troppe cose, degli ultimi sei anni.
Spinse i propri appunti sotto il naso di Harry, che cominciò diligentemente a leggere; e infine cedette alla tentazione di alzare gli occhi oltre il tavolo di Hufflepuff – Lealtà- e oltre quello di Ravenclaw – Ragione - fino al nido delle Serpi: Slytherin, striscianti serpenti sinuosi in quel giardino che era Hogwarts.
Lui la stava guardando.
Occhi grigi e trasparenti come acqua di montagna che scorre sulle pietre, arroganti e allo stesso tempo sempre turbati.
Conosceva bene la sensazione del ghiaccio contro la pelle, l’impressione ingannevole di calore al primo contatto e poi il freddo che bruciava.
E la sensazione del fuoco contro le dita: al primo sfiorare le braci, l’impressione altrettanto ingannevole di gelo e poi le fiamme che consumavano.
Lui.
La Sala Grande sembrava improvvisamente silenziosa, come se il vuoto le fosse entrato come ovatta nelle orecchie, come da molto lontano soltanto il battere d’ali dei gufi postini sotto la volta di nubi del soffitto.
Abbassò di nuovo lo sguardo sul proprio piatto praticamente intatto. Era difficile concentrarsi anche sulla colazione.
Un profilo così puro da sembrare irreale.
Prima lo aveva osservato di soppiatto, affascinata, succhiarsi le dita con quell’espressione pensosa e distante sul volto.
Mani eleganti e forti che lei conosceva in ogni singola nervatura in rilievo sul dorso, in ogni tendine che guizzava quando la toccava, ogni tracciato di vene azzurrine sotto la pelle pura.
- Buongiorno! – la voce squillante di Ron “The King” Weasley la distolse dai suoi pensieri.
Il suo ex ragazzo aveva le maniche della camicia arrotolate sugli avambracci muscolosi e abbronzati, cosparsi di efelidi dorate, un ciuffo di capelli rossi gli ricadeva scompostamente sulla fronte e anche la cravatta era allentata.
Cogliendo la sua occhiata di disapprovazione lui le sorrise affettuosamente.
– Sono stato al campo da Quidditch – comunicò stropicciandosi le mani e appropriandosi del vassoio delle aringhe – Qualcuno ha visto che fine hanno fatto le Pluffe, i Bolidi e i Boccini? -
Seamus Finnigan, Dean Thomas e Dennis Canon cominciarono a ridacchiare.
- In altre parole non avete più Palle, Ron? – sghignazzò quest’ultimo dando finalmente a Hermione un pretesto per alzarsi.
Il Re annuì pensosamente mentre versava metà del vassoio di uova strapazzate nel suo piatto.
- Dipende dai punti di vista – sorrise.
Hermione alzò gli occhi al cielo rifiutandosi di ascoltare una sola parola di più - Vado a raggiungere Ginny, - disse – ci vediamo in classe – In tutta fretta raccolse il libri e li rimise nella borsa.
Harry si avvicinò a Ron che salutò la ragazza agitando allegramente la forchetta e spargendo frammenti di uova nel raggio di tre metri.
Era ormai diventata un’abitudine per lei, prendere l’ultima tazza di tè o di caffè al tavolo dei Corvi che era una specie di porto di mare. Non appena entrò nel raggio d’azione dei Ravenclaw un familiare cicaleccio raggiunse le sue orecchie.
Quando Theresa Steeval cercava di fare una conversazione coerente e sensata, il consumo di Pozioni per il mal di testa, aumentava considerevolmente tra le persone che si imbarcavano nella faticosa impresa di ascoltarla.
Ginevra Weasley seduta tra il suo primo ex, Michael Corner, e il suo ultimo ex, Terry Steeval, stava a capo chino massaggiandosi le tempie con movimenti circolari delle dita.
- …Si è anche rifatta fare il naso, giuro! Su Top Witch c’è la foto di quando è uscita dal Reparto di Magia Estetica del San Mungo, era tutta incerottata ...come quei cosi che avete visto in Egitto, Gin – poi spostò lo sguardo su Hermione e il suo volto si aprì in un caldo sorriso di benvenuto – Ciao Capogranger! -
- Ciao Tess – sorrise Hermione – Buongiorno a tutti -
Un coro di saluti rispose al suo, Anthony Goldstein le rivolse un largo sorriso amichevole, Padma Patil, l’altro Caposcuola di Corvonero le fece spazio vicino a lei.
Ginny aggrottò la fronte e si massaggiò freneticamente le tempie – Mummie – bofonchiò – Ma quelle sono bendate non incerottate -
- Si, insomma, l’idea è quella – Tess agitò una mano per sottolineare quanto quel dettaglio fosse superfluo. Continuò a sfogliare la rivista che teneva aperta davanti a sé, per fare spazio sul tavolo liberandolo dalle cose meno importanti stava facendo levitare a mezz’aria la sua tazza di caffè senza zucchero – Si è fatta anche ringiovanire, da quando si è messa con quello … – la sua espressione divenne vacua, le sopraciglia separate da una profonda ruga di concentrazione – quello …insomma tu sai chi -
Tutta la tavolata sussultò messa improvvisamente a conoscenza del fatto che la cantante Celestina Warbeck, avesse simili oscure frequentazioni.
Tess fece scorrere lo sguardo sulle facce esterrefatte intorno a sé e scosse la testa rendendosi improvvisamente conto dell’equivoco – Non quello …insomma era un modo di dire! Non Tu Sai Chi ma tu sai chi …normale, mi spiego? –
Tutto il tavolo pregava che non si spiegasse. Le sue due migliori amiche, Reese Hewitt e Jalice Love e una sua recente amica di Slytherin, Lisa Nora McFays, invece annuivano convinte.
Ginny pensò che erano sulla stessa lunghezza d’onda di Tess.
Non era un complimento.
- Certo che siete proprio stupidi – sospirò Tess scuotendo la testolina bionda – Parlavo di quello che recita in Guaritori in Prima Linea -
Moto di sollievo al tavolo di Ravenclaw, almeno era ormai assodato che buona parte degli studenti non aveva un poster con una bruna e sensuale seguace dell’Oscuro Signore appeso in camera.
Lo sguardo di Hermione dardeggiò verso il tavolo di Slytherin, non tutti, almeno.
- Insomma – Tess agitò di nuovo una mano dalle lunghissime unghie curate sfiorando per caso la spalla di Anthony Goldstein che sorrise, indulgente.
Hermione pensò che l’amore più che cieco era sordo; o forse si era votato a uno sconfortato mutismo.
- Si è fatta ringiovanire per essere smagliante al suo ultimo concerto. Soltanto che è successo un guaio -
Ginny si voltò distrattamente per controllare che cosa succedesse al tavolo di Gryffindor, per controllare Harry, si disse Hermione.
- Perché mio fratello sta urlando? – domandò poi in tono meditabondo.
- Una mezza tragedia a quanto pare – rispose Hermione.
- E’ esattamente quello che stavo dicendo – concordò Tess felice che qualcuno le desse seriamente retta
- Non trovano più le Pluffe e il resto della roba da Quidditch – mormorò ancora Hermione e Ginny annuì.
- Un modo come un altro per dire che i nostri sono senza pal... – rispose in tono impietoso e subito dopo emise una risatina.
- Ginny – sbottò Hermione in tono d’avvertimento.
Tess continuava a leggere ad alta voce l’articolo di Top Witch. – Sull’articolo c’è scritto che probabilmente ha esagerato con la pozione e ha cominciato a diventare sempre più piccola: quando è arrivata all’età di dodici anni si sono accorti che qualcosa non andava… -
- Qualche scherzo idiota – commentò Ginny, - Del resto oggi dobbiamo allenarci noi e la prossima partita in calendario è quella con Slytherin -
Entrambe rivolsero uno sguardo al tavolo delle Serpi, una sbuffò, l’altra si lasciò sfuggire un sospiro.
Stava di nuovo guardando verso di lei.
Ciglia così scure da sembrare merletto nero scesero a velare quegli occhi grigi e luminosi, Hermione chinò a sua volta lo sguardo, turbata.
- Capogranger qualcosa non va? -
Come al solito Tess richiamava chiassosamente la sua attenzione. Hermione la fissò, inespressiva. Chissà se stava ancora parlando delle disavventure estetiche di Celestina Warbeck.
Tess la fissava con interesse, l’aria perennemente svampita era un perfetto paravento per le sue antenne infallibili nel cogliere qualsiasi perturbazione nella sfera emotiva di qualcuno che la circondava.
Tess le voleva bene e si preoccupava per lei. Hermione cercò di mitigare con quel pensiero il fastidio per quella rumorosa intromissione nei suoi pensieri.
Tess Steeval l’aveva portata a una corsa clandestina delle scope nel rocambolesco epilogo della quale si era ritrovata a scappare dalla Squadra del Controllo delle Scope rischiando la galera e, cosa più grave, l’espulsione; Tess Steeval aveva venduto a Daphne Greengrass una Pozione d’Amore che con encomiabile mancanza di scrupolo la Slytherin aveva usato con successo per sottrarle Ron; aveva venduto a Draco Malfoy la Pozione d’Amore che il ragazzo aveva cercato di farle bere con l’inganno; Tess Steeval aveva diligentemente mantenuto il segreto fino a quando le cose tra lei e Malfoy si erano fatte abbastanza serie da farla soffrire atrocemente quando finalmente aveva deciso di dirle la verità, facendola giungere alla conclusione, per lunghi, terribili istanti, che quello in cui si era tramutato l’odio che per sei anni aveva nutrito senza riserve per il giovane, fosse stato frutto di un Filtro e non di un sentimento sincero.
Però Tess Scervellata Steeval, mina vagante in minigonna, disastro potenziale caracollante su vertiginosi tacchi a spillo, le voleva bene.
- E’ tutto a posto Tessie – le rispose affettuosamente.
Quella, rassicurata, le ricolse un sorriso malizioso e ricominciò a cicalare sciorinando tutti i panni sporchi di Celestina Warbeck, compresa la sua storia col Cacciatore dei Puddlemere United, col quale sembrava avesse tradito il tizio di Guaritori in Prima Linea.
Hermione smise di ascoltarla, Tess la maggior parte delle volte le ingenerava la medesima reazione che Ruf aveva su tutto il corpo studentesco eccetto lei, quella sensazione di sonnolenza, quell’impressione come di ovatta che le veniva premuta contro le orecchie.
Lui si era alzato e adesso stava lasciando il tavolo di Slytherin, il mantello gli ondeggiò intorno al corpo mentre si voltava per rispondere qualcosa a Zabini che lo aveva apostrofato ridendo. Hermione si cacciò le unghie nel palmo della mano mentre il cuore le balzava in gola.
Ancora non era riuscita ad abituarsi del tutto alla sua presenza al proprio fianco. Si chiese se per lui fosse lo stesso, ma era impossibile capirlo a meno di non domandarglielo direttamente: Draco Malfoy era sempre così incredibilmente controllato da non lasciar mai trapelare la minima sensazione di disagio.
Anche adesso si muoveva come se la Sala Grande fosse completamente vuota con la sua andatura sicura da padrone, il mento leggermente alzato e le spalle indietro, gli occhi grigi che non guardavano in faccia nessuno.
Due Hufflepuff del primo anno lo schivarono per un pelo altrimenti lui sicuramente non si sarebbe fermato per evitare di calpestarli, un piccolo Gryffindor del secondo venne spintonato di lato senza molti complimenti visto che Malfoy aveva deciso di passare proprio nel punto in cui stava chiacchierando con un Ravenclaw del terzo che, prudentemente, si tirò di lato per lasciare spazio al Caposcuola più odiato di Hogwarts.
All’altezza del tavolo di Ravenclaw si fermò accanto a Anthony Goldstein – Presidente – salutò in tono formale, ricevendone in cambio uno scherzoso levare di sopraciglia – A che ora ci vediamo, stasera? –
Anthony Goldstein, presidente in carica del Club dei Duellanti, di cui anche Malfoy faceva parte, scrollò le spalle – Al solito alle dieci e mezza, riempiti le tasche: oggi mi sento fortunato –
Quella era un’altra cosa che Hermione non approvava per niente: il fatto che il club sportivo di duello molte volte servisse come pretesto per organizzare una bisca clandestina. Ma sia Malfoy che Goldstein erano Capiscuola e lei in proposito non poteva fare nulla a parte correre a denunciarli al Preside, cosa che naturalmente era fuori discussione: non era una spia, lei.
- Sfortunato con le ragazze, Goldstein? – replicò l’altro beffardamente mentre faceva il giro del tavolo avvicinandosi a Hermione.
Goldstein per tutta risposta gli rivolse un sorriso serafico – Ti ridurrò sul lastrico –
Questa volta toccò a Tess arrossire e incespicare leggermente nel suo discorso mentre ammucchiava freneticamente riviste davanti a sé.
Malfoy si portò alle spalle di Hermione e lei dovette serrare le mani in grembo per impedirsi di torcerle per il nervosismo. Quando però sentì le sue dita fresche trai capelli trasalì visibilmente. Un attimo dopo i folti capelli bruni le piovevano dappertutto sulle spalle e sulla schiena, istintivamente si portò una mano alla nuca per trattenerli e alzò lo sguardo sul ragazzo che adesso si stava rigirando tra le dita il suo fermacapelli.
- Ciao a tutti – disse Malfoy, imperturbabile, accingendosi ad andarsene.
I loro occhi si incontrarono.
Per un lungo istante il tempo sulla Sala Grande rimase sospeso e l’aria parve saturarsi di una pressione quasi insopportabile.
Una notte appena trascorsa che li aveva visti separarsi solo all’alba, promesse sussurrate tra dita intrecciate, ricordi di braccia forti e di membra abbandonate.
Tutto questo bruciò per l’arco di un istante, tra i loro occhi, prima che ognuno si voltasse per riprendere la vita dove l’aveva lasciata al momento di incontrare lo sguardo dell’altro: Hermione prese la tazza col suo tè ormai freddo, Malfoy raggiunse le porte della Sala Grande.
La ragazza si ravviò alla meglio i capelli gettandoseli dietro le spalle, vagamente imbarazzata, mentre, come se nulla fosse, i Ravenclaw continuavano con le loro chiacchiere.
- Intendo dire, - stava spiegando Tess – va bene cercare di ringiovanire, ma a quel festival lei doveva cantare, non vagire -
***
Hermione Granger
e Daphne Greengrass non erano certamente amiche ma avevano qualcosa in comune:
l’esasperazione che sorgeva spontanea ogni volta che Ron Weasley apriva la
bocca.
Daphne era una Slytherin bellissima e priva di scrupoli, che senza
pensarci due volte le aveva portato via il ragazzo gettandola, tempo prima,
nella crisi personale più nera, tuttavia Hermione in quel momento sentì quasi
un moto d’affetto nei suoi confronti per via di quello che la ragazza aveva
appena fatto.
Aveva tirato un calcio negli stinchi a Ron.
Il Re adesso era piegato in due nel mezzo della Biblioteca
massaggiandosi l’arto offeso.
- Sei un idiota Weasley – sibilò la Greengrass e Hermione, china sul
foglio di pergamena che stava accuratamente vergando con la sua grafia piccola
e ordinata, annuì vigorosamente.
Harry Potter non si sbilanciò più di tanto, gli bastava la visuale
perfetta sul compito di Hermione di cui stava facendo copia conforme, con la
riserva di cambiare qualche parola prima di consegnarlo, ed era troppo occupato
a fare in modo che lei non se ne accorgesse per accorrere in aiuto del suo
migliore amico.
Del resto da che cosa avrebbe dovuto salvarlo? Da una splendida bionda
con due profondi occhi verdi e le gambe lunghe? Non credeva che questo gli
sarebbe valsa la gratitudine eterna di un essere dotato di un minimo di senno.
Ron tornò zoppicando verso il tavolo dove sedevano gli amici e si
lasciò cadere su una sedia – Va bene, facciamo come vuoi tu – bofonchiò – Ma
sia chiaro: soltanto perché l’ho deciso io! –
Nessuno si sognò di fargli notare la piccola contraddizione in cui era
incorso.
Il Re rimase qualche istante a rimuginare, probabilmente cercando di
seguire il filo del proprio ragionamento, poi scrollò le spalle e si voltò
verso Hermione.
- Tu con chi ci vai? -
Hermione intinse il pennino nella boccetta d’inchiostro e ricominciò a
scrivere – Dove? –
- Alla festa di Halloween -
- La Festa di Halloween? – domandò Hermione.
- Certo – rispose Ron mentre Daphne si avvicinava, l’espressione
altezzosa e gli occhi diffidenti – Questa qui non vuole capire che non è una
festa da coppie, si va un po’ come capita -
Daphne evidentemente non gradiva molto essere definita “questa qui”,
infatti s’incupì e lanciò a Ron un’occhiata raggelante accarezzando con la
destra la bacchetta che spuntava dalla tasca interna del mantello.
Hermione le scoccò un’occhiata in tralice e l’altra alzò le spalle.
- Ha sempre avuto la delicatezza di un ippogrifo in un negozio di
alambicchi – spiegò Hermione in tono sconsolato.
Harry allungò una mano attraverso il tavolo e diede una pacca solidale
sul braccio dell’amico poi gli fece segno di continuare a distrarre Hermione.
Ron annuì: non era un fulmine con la psicologia femminile, ma quando si
trattava di copiare compiti capiva sempre al volo.
- Tu con chi ci vai? – domandò infatti a Hermione.
- AlLa Festa? -
- Esatto. Ci vai con … - Ron chiuse un attimo gli occhi mentre sul
volto gli passava un’espressione di autentica sofferenza – con … -
Non riusciva nemmeno a dirlo.
Molto male.
Hermione si lasciò sfuggire un sospiro: Ron non riusciva nemmeno a
pronunciare il nome di Draco, e considerato che, a parte Ginny, era quello che
di Gryffindor l’aveva presa meglio, la cosa risultava piuttosto scoraggiante.
Harry si rabbuiò ma non rinunciò a copiare, Daphne guardava il suo
ragazzo come avrebbe guardato qualcuno che sostiene di essere arrivato su
Saturno sopra una Scopalinda Cinque.
- Non mi risulta che ci si vada in coppie – rispose Hermione cercando
di nascondere il suo nervosismo – L’ hai detto tu prima, no? -
La verità era che non ne avevano parlato affatto di quella festa e
Hermione, che doveva avere modo e tempo per destreggiarsi tra i Gryffindor e
Draco, avrebbe gradito sapere con un certo anticipo di che morte doveva morire.
Un largo sorriso beato si fece strada sul volto lentigginoso di Ron –
Non te l’ ha chiesto, eh? -
Hermione lottò per non arrossire – Non essere ridicolo, Ronald – disse,
freddamente.
Per la verità il “Non essere ridicolo Ronald” era la sua frase
salvagente: lo diceva sempre quando non sapeva che cosa rispondergli. Ron
ovviamente non lo aveva ancora capito e come ogni volta riflettè su che cosa
avesse detto di tanto ridicolo, Daphne invece osservava e imparava, annuendo
tra sé.
- Forse andrà con le ragazze Ravenclaw, - buttò lì Ron piuttosto
contrariato per il trattamento che stava ricevendo – L’ ho visto andare via con
loro prima, andavano verso il Platano Picchiatore. C’era anche quella nuova di
Slytherin, Lisa McFays -
Una piccola puntura al petto.
Più che una puntura, un’autentica fitta.
Hermione intinse di nuovo, con cura, il pennino nella boccetta
dell’inchiostro e ricominciò a scrivere.
Gli altri la stavano guardando e lei ne era perfettamente consapevole
quindi la sua voce risuonò tranquillissima quando rispose – Bersaglio mancato
Ron, spiacente –
Era anche riuscita a simulare una sfumatura di lieve noia: poteva solo
congratularsi con se stessa.
Daphne si lasciò sfuggire uno sbuffo molto simile a una risata,
Hermione invece scelse proprio quel momento per accorgersi del collo di Harry
allungato sulla sua pergamena.
Non per nulla Harry era stato smistato al Gryffindor, infatti trovò
anche il coraggio di sorriderle. Hermione invece lo fulminò con un’occhiata e
si alzò in piedi di scatto – Harry quante volte ti devo dire che non si copia!
– sbottò al colmo dell’irritazione. Un colpo di bacchetta e i libri si
richiusero con violenza, le pergamene si arrotolarono e tutto venne riposto ordinatamente
nella borsa che la ragazza si cacciò sotto il braccio.
- Io vado – disse in tono dignitoso, alzando il mento e raddrizzando le
spalle – Ciao, Daphne -
- Ciao – fece l’altra, laconica.
Harry guardò Ron – Tutta colpa tua se adesso dobbiamo farci da soli il
tema di Astronomia – sospirò.
- Blaise voleva vedere le decorazioni per abbinarle al suo vestito –
aggiunse un attimo dopo Daphne.
Harry la guardò corrugando la fronte, senza capire che cosa avesse
voluto dire, Ron che invece era tutto intento a protestare la sua innocenza
nemmeno le badò. Tuttavia Daphne Greengrass capì di aver centrato quel bersaglio quando vide le spalle di Hermione Granger rilassarsi appena
mentre usciva dalla Biblioteca.
- Non capisco perché si è arrabbiata – sbottò Ron, contrariato – Non
prendetevela con me, era solo una battuta! -
Harry non rispose, Daphne alzò le spalle al che Ron, in tono molto
brusco, domandò a bruciapelo – Almeno è gentile con lei? –
Anche Harry guardava Daphne adesso. La ragazza, che aveva compreso immediatamente
di chi si stesse parlando, si strinse nelle spalle e domandò – Perché non lo
chiedete a lei? –
- Ti sembra una persona con cui si può parlare? – fece di rimando Ron,
cupo.
Daphne lo guardò e subito alzò gli occhi al cielo – Non essere ridicolo,
Ronald –
***
Dream on, play with fire
White boy, black girl
Dream on, in the name of love
Black boy, white girl
INXS, Original Sin
L’ultima trovata di Tess Steeval per far espellere tutta la scuola in
blocco era una festa di Halloween. La Festa di Halloween, avrebbe specificato lei
non senza un certo sussiego, quella grandiosa dell’ultimo anno con cui
congedarsi in bellezza dalla scuola, che si sarebbe tenuta alla Stamberga
Strillante.
Generazioni di maghi e di streghe si erano tenuti alla larga da quella
costruzione cadente per via della pessima fama di cui godeva. Anche i fantasmi
di Hogwarts la evitavano dicendo che era frequentata da entità non molto
raccomandabili. Ma Tess Steeval, con notevole senso pratico, aveva dichiarato
che lei credeva soltanto ai fantasmi che poteva vedere e fino a quel
momento a parte topi e qualche molliccio non le risultava che nessuno abitasse
la Stamberga. Dapprima con le sue amiche ne aveva utilizzato soltanto l’ampio
spazio sul retro, per le corse clandestine delle scope che si tenevano con una
certa regolarità. Qualche settimana prima si erano tutte allegramente lanciate
alla conquista degli ambienti interni per rimettere in sesto almeno il salone
dell’ultimo piano.
Quel tardo pomeriggio di venerdì, a poco più di una settimana dal
sensazionale evento, Hermione Granger percorreva il parco di Hogwarts diretta
al Platano Picchiatore cercando di imbastire una scusa abbastanza intelligente
per il fatto di essere capitata per caso alla Stamberga Strillante e profondamente
grata a Harry per essersi fatto scoprire mentre copiava, dandole così una buona
scusa per andarsene e per sfogare il nervosismo.
Gli amici si riconoscono nel momento del bisogno, che sacrosanta
verità.
Capì che la fortuna girava dalla sua quando vide Michael Corner,
settimo Ravenclaw, nonché primo ex di Ginny Weasley, che si dirigeva verso il
Platano Picchiatore con tre grosse zucche tra le braccia.
- Hai bisogno di una mano? – gli domandò con un sorriso.
- Grazie! – rispose lui con un sorriso mentre Hermione con un colpo di
bacchetta lo alleggeriva di una zucca.
- Vuoi che faccia levitare anche le altre? – gli domandò lei,
premurosa.
- No, sono forte io …è che tre erano ingombranti – sorrise Corner.
Era il classico genere di tipo - tutto muscoli, manici di scopa e
giubbotti di pelle, in quantità inversamente proporzionale al cervello – che
Ginny aveva bazzicato per un po’ prima di dedicarsi agli intellettuali come
Terry Steeval. Poi aveva piantato anche gli intellettuali.
Michael Corner portava un giubbotto di cuoio con la scritta R-Birds
sulla schiena, il che segnalava a ogni creatura di sesso femminile che fosse
interessata, la sua appartenenza a un gruppetto di Ravenclaw che si dedicava in
maniera prevalente ad attività encomiabili come: collezionare riviste sui
manici di scopa, lucidare manici di scopa, truccare manici di scopa, correre
sui suddetti dopo averli truccati, organizzare corse clandestine.
Il risultato era che ogni essere anche lontanamente femminile dopo aver
recepito la sopracitata segnalazione si affrettava a cadere ai piedi di uno di
quei ragazzi con una velocità che variava dai tre ai cinque secondi.
Giunti davanti
al Platano Picchiatore, Hermione puntò la bacchetta contro un nodo del legno
sul tronco e i rami irrequieti e violenti dell’albero si fermarono. I due si
gettarono lunghe occhiate circospette intorno e dopo si infilarono a fatica nel
passaggio nascosto dalle radici.
- Lumos – mormorò Hermione alzando la bacchetta per
illuminare il lungo cunicolo che li avrebbe portati alla Stamberga Strillante.
Tess Steeval aveva scoperto il passaggio, che i ragazzi Gryffindor
conoscevano già dal terzo anno, quando con un Incantesimo di Esilio un po’
troppo “lungo” aveva spedito il suo rossetto ai piedi del Platano. Tuttavia
Hermione si domandava come diavolo avrebbe fatto quell’imprevedibile ragazza
insieme alle sue amiche, a trasferire tutta la quantità di gente che si
proponeva, nella Stamberga Strillante.
Poi si disse che era meglio non domandarselo.
Mai farsi domande di cui in definitiva, non si vuole avere risposta.
Emersero dal tunnel nella zona delle cantine, tra mobilio fradicio e
fracassato e scale traballanti. Le Blue Ladies però avevano provveduto da tempo
a incantare le scale che portavano al salone dell’ultimo piano e a segnalare il
percorso con delle piccole bolle blu levitanti vicino alla ringhiera, giusto
per evitare che nella fase dei lavori in corso qualche addetto facesse un volo
di qualche metro per via di un gradino marcio.
Quando Hermione, Michael e le zucche giunsero nei pressi del
pianerottolo dell’ultimo piano, un’ondata di musica altissima li fece
trasalire.
- Stanno facendo le prove del suono – spiegò Michael fermandosi davanti
a una doppia porta chiusa da cui si accedeva al salone delle feste.
Visto che aveva entrambe le mani occupate si voltò e tirò
disinvoltamente un colpo col didietro alle porte che si spalancarono rivelando
che la musica era a volume anche più assordante del previsto.
Celestina Warbeck, l’attuale cantante preferita di Tess, con la sua
voce rauca inveiva contro un tipo che le aveva fatto un Incantesimo Incantevole
e poi l’aveva abbandonata per una Veela spezzandole il cuore.
La musica si interruppe di colpo e Hermione con un gesto automatico
della bacchetta fece risalire la zucca che stava scendendo verso il suolo.
Draco Malfoy era vicino all’ampia vetrata che si affacciava sul retro
insieme a Jalice Love e a Lisa McFays. Lei dopo una rapida occhiata preferì
guardare dalla parte di Tess Steeval e Blaise Zabini, che stavano discutendo di
decorazioni ed evidentemente non si erano accorti che Reese Hewitt aveva
fermato la musica perché urlavano come matti.
- Bolle blu e forse rosa – stava dicendo Tess.
Blaise Zabini, scosse il capo, desolato.
Stava appoggiato a una colonna con le braccia incrociate sullo sparato dell’elegantissima marsina nera sotto cui spiccava l’immacolato candore di una camicia e degli sbuffi di pizzo di un fazzoletto da collo annodato in una foggia antiquata.
La sua bellezza aveva una virilità aggressiva, che disturbava, appena addolcita dalla ricercatezza dei suoi abiti e dall’atteggiamento composto. Era molto alto, uno dei ragazzi più alti della scuola, tanto che era impossibile non individuarlo sempre nella folla di studenti che scemavano per i corridoi del castello o per le vie di Hogsmeade.
Capelli nerissimi come l’inchiostro di china e due occhi verde mare che illuminavano sinistramente un viso sempre abbronzato e che sempre esibiva una vaga combinazione tra la noia e il sarcasmo, come se quello che lo circondasse fosse appena degno di uno sprezzante divertimento e mai di autentica attenzione.
Di solito amava affettare un’aria di tedio studiatamente aristocratico e un certo distratto interesse per quanto lo circondava, ma in quella conversazione doveva stargli particolarmente a cuore far valere il suo punto di vista perché fissava Tess con aria di genuina supplica.
- Impossibile tesoro – spiegò – farebbero a pugni col mio vestito color
Testa di Moro, cerca di capire -
Tess lo guardò con autentica comprensione – Oh, mi dispiace! – poi si voltò verso la porta e subito dopo quella sua boccuccia, fabbrica indefessa di insulsaggini, si spalancò in un caldo sorriso.
- Capogranger! Che bello che sei qui, mi serve un consiglio – e rivolta a Michael – Grazie per le zucche, ti spiacerebbe metterle in quell’angolo laggiù? -
Improvvisamente Hermione rimpianse di non essere rimasta in Biblioteca per farsi scopiazzare i compiti da Harry. Con un colpo di bacchetta – Relascio – spedì la zucca nell’angolo che aveva indicato Tess e dove se ne ammucchiava già una buona quantità.
Blaise Zabini la stava osservando, un sopraciglio inarcato e un mezzo sorriso sardonico sul viso.
Adesso una scintilla d’interesse accendeva quegli occhi verde mare. La stava guardando come se lei fosse un curioso spettacolo di natura in cui era incappato per caso. L’atteggiamento di Zabini nei confronti degli altri – quella nebulosa quanto vasta categoria in cui uno Slytherin archiviava tutti coloro che non possedevano le caratteristiche richieste per essere onorati del suo rispetto – non era esattamente crudele, né prepotente o irridente come poteva essere per esempio quello di Draco Malfoy. Rientrava piuttosto sotto l’etichetta della spontanea indifferenza, vagamente nauseata, che si può riservare a un insetto nemmeno particolarmente disgustoso. Blaise Zabini era esattamente il tipo di persona, che quando ti guardava in un certo modo, riusciva a dare l’impressione che tu fossi un animaletto con molte zampe cresciute in punti improbabili, che per puro caso fosse caduto sulle pagine di un elegante libro di versi che stava leggendo.
Ed era esattamente un piccolo insetto che Hermione si sentiva in quel momento.
- Oh, Miss Granger – l’apostrofò il ragazzo – che sorpresa vederti qui -
Lei sollevò il mento e lo squadrò da capo a piedi, lentamente e con freddezza poi gli rivolse un lieve cenno della testa in cui consisteva tutto il saluto che era disposta a rivolgergli. Quello era l’accordo più o meno tacito che intercorreva tra lei e Zabini: in attesa che il riluttante rispetto reciproco assumesse la veste di qualche forma di rapporto civile si limitavano ad apostrofarsi con frasi e sguardi improntati dal più educato disprezzo. Fino a quel momento aveva funzionato.
Del resto lei non era del tutto sicura di poter tenere un discorso civile con un tipo che aveva manifestato la candida convinzione che fosse il mare ad avere lo stesso colore dei suoi occhi invece del contrario; o un tipo di cui si favoleggiava si fosse fatto confezionare in Notturn Alley, un quadro che invecchiasse al suo posto lasciando intatta la sua giovinezza.
Tess andò a prenderla sottobraccio e la sospinse davanti alla vetrata – Hai deciso di venire ad aiutarmi? –
- Ho portato una zucca – rispose ad alta voce, a mo’ di spiegazione.
Un istante dopo si sarebbe morsa la lingua.
Che cosa stupida ho detto: “Ho portato una zucca!”
Lottò per non arrossire e mentre Tess sorrideva apertamente, ma senza alcuna traccia di scherno, fece finta di studiare l’ampia vetrata che comprendeva quasi tutta la parete che si affacciava sul cortile – Che fine hanno fatto le tende? –
- Troppo infestate dai doxy – rispose Tess – le abbiamo fatte Evanescere con tutto il loro contenuto: ho l’impressione che la Guida alla Disinfestazione Domestica di Allock non serva a un granché – aggiunse in tono malinconico.
Hermione annuì ma non riuscì a rispondere nulla.
La sensazione improvvisa di uno spostamento d’aria; l’onda d’urto di un pensiero che si propaga nell’atmosfera, turbando appena la traiettoria dei raggi del sole al tramonto, impolverati d’oro, che penetravano dalle finestre.
La pressione inattesa della mano di lui contro la schiena, il calore che sembrava perforare il mantello e i vestiti bruciandole la pelle.
- Di cosa state parlando? -
La sua voce profonda e distaccata come la carezza di una piuma gelida sull’orecchio.
- Zucche e doxy – rispose Hermione alzando il capo per incontrare il suo sguardo al di sopra della propria spalla sinistra, Draco Malfoy sembrava lievemente contrariato.
- Due argomenti che hanno un’enorme attinenza – rispose con una sfumatura ironica nel tono.
Decisamente era contrariato, rivolse un rapido sguardo a Tess che annunciò - Vado a controllare le zucche – e se la diede a gambe.
Draco Malfoy lasciò ricadere la mano e si spostò davanti a lei, i suoi occhi adesso erano insondabili. Il sole colpiva in pieno il pallido oro dei suoi capelli, il riverbero della luce sui vetri era talmente inteso da farle male agli occhi.
Non solo agli occhi.
- E’ una mia impressione o mi stavi ignorando? -
- Potrebbe essere una tua impressione -
Un’onda di capelli biondi e lisci gli accarezzava il lato sinistro del viso nascondendogli quasi un occhio.
Tentazione.
Hermione si ritrovò a scostargli
quei capelli dietro l’orecchio, con la punta delle dita, senza nemmeno accorgersene.
- Mi avevi detto che avresti studiato tutto il pomeriggio – continuò lui restando immobile sotto il suo tocco.
- L’ ho fatto. Ho finito da poco -
Le sue dita esitarono ancora vicino al suo viso, la pelle del ragazzo era calda e liscia, i suoi capelli, insofferenti a qualsiasi costrizione gli ricadevano di nuovo al lato del viso. Hermione abbassò la mano per sistemargli il nodo della cravatta, che non ne aveva alcun bisogno, e gli sfiorò la gola con le dita; immediatamente la mano del ragazzo coprì la sua.
- Tu hai qualcosa di mio – disse lei a bassa voce, sollevando lo sguardo dalla cravatta per incontrare il suo, sotto le sue dita una vena sulla gola del ragazzo pulsava lievemente.
- A cosa ti riferisci? – fioca e ironica la sua domanda aveva tuttavia qualcosa di molto dolce.
- Il mio fermacapelli -
- E’ l’unica cosa di te che ho? -
Lo guardò, adesso in quegli specchi d’argento brunito danzava un sorriso. Lei sentì le guance cominciare a scottarle e si rese conto che stava ricambiando quel sorriso, provò una stretta allo stomaco come una mano che stringesse un vuoto delizioso, intenso.
Intrecciò le dita alle sue e piegò il capo verso la sua spalla senza però toccarla – Di cosa stavi parlando con la Love e la McFays poco fa? – domandò in tono leggero.
Lui gettò la testa indietro e rise – Allora non era una mia impressione, mi stavi davvero ignorando – le mise due dita sotto il mento e le sollevò il capo – Potrei chiederti cosa facevi in giro con Corner se non sapessi che è già un miracolo che sia stato lui a portare le zucche e non il contrario -
Hermione scoppiò a ridere e finalmente gli appoggiò la fronte contro la spalla, immediatamente sentì la mano del ragazzo coprirle la nuca.
- Sei gelosa, Caposcuola Granger? -
- Ma non dire sciocchezze -
- Così va molto meglio -
Lei si irrigidì appena – In che senso? –
- Nel senso che stai imparando a padroneggiare meglio la sottile arte della menzogna – le rispose e la sentì rilassarsi contro di lui – Questa volta ti ho quasi creduto -
- Non è facile avere a che fare con un esperto -
Il braccio del ragazzo scivolò intorno al suo collo – Per essere la studentessa più intelligente della scuola sai essere incredibilmente sciocca –
- Hai finito? -
Per tutta risposta lui rise ancora. Era piacevole restare così, nella luce calda del tardo pomeriggio filtrata dalle vetrate polverose, che sbarravano il passo al vento freddo di ottobre, che spazzava la campagna, lasciando solo calore e pulviscolo dorato; restare assorta nel sottile profumo dei suoi abiti e nell’odore della polvere e del legno vecchio che invadeva la stanza.
- Rivoglio il mio fermacapelli -
Draco piegò la testa verso la sua, il suo respiro le solleticò l’orecchio – Tu in cambio cosa mi dai? –
Avrebbe voluto rispondergli qualcosa di carino o di tagliente (più probabile) ma la voce di Celestina Warbeck con la sua celebre “Poison Potion”, glielo impedì.
La Warbeck urlava contro un tizio perché non riusciva a spiegarsi come mai dopo aver cercato di avvelenarlo se ne fosse invaghita.
Quella donna non doveva essere esattamente un asso a scegliersi i fidanzati, pensò Hermione mentre, con estrema riluttanza, si scioglieva dall’abbraccio del ragazzo.
Quell’incursione violenta del mondo circostante, abbandonato in un angolo remoto della sua mente, smarrito da qualche parte, senza che lei se ne accorgesse, quando Draco le si era avvicinato, la disorientò un poco.
Le Blue Ladies stavano staccando dalla parete uno spesso arazzo incuranti delle proteste delle persone che vi erano ritratte, Blaise Zabini e Michael Corner stavano facendo suonare dei dischi con le loro bacchetta magiche.
Un urlo straziante e un rantolo finale annunciarono che Celestina Warbeck, con splendido tempismo, si era accorta di amare il protagonista della canzone nel momento in cui questo stava rendendo l’anima al Creatore.
Battendo a tempo di musica, il piede calzato in un’elegante scarpa turchese, dal tacco di una dozzina di centimetri, Tess si scrollò dalla manica del giubbotto, blu con la scritta “Blue Lady” sulla schiena, un po’ di polvere grigiastra e poi contemplò soddisfatta il suo capolavoro: una parete vuota.
- Qui ci verrà il tavolo del buffet – progettò – e lì in fondo un altro tavolo per la roba da bere -
Lisa McFays girò appena gli occhi per guardarla poi tornò a concentrarsi sulla zona delle vetrate.
- E’ da molto che stanno insieme quei due? -
Tess le gettò un’occhiata perplessa e tornò a esaminare la sua parete – Beh, da qualche settimana. Carini, vero? –
Lisa non rispose ma si limitò a scuotere il capo – Sembrano molto diversi –
- Sciocchezze – Tess agitò una mano con fare noncurante poi frugò nelle tasche del giubbotto alla ricerca delle sigarette – Hanno in comune molto più di quanto sembri. E poi sono tanto carini, lui così biondo e lei così bruna, non trovi? -
Anche questa volta Lisa non rispose ma si limitò a stringersi nelle spalle. Un lampo di dispetto le attraversò gli occhi grigio scuro ma fu talmente rapido a sparire che Tess non se ne accorse – Si sono messi insieme per merito mio! – si vantò invece in tono orgoglioso.
- Come ci sei riuscita? -
Se nel tono della McFays c’era una nota di sarcasmo insieme all’evidente stupore, l’altra non la notò.
- Ho preparato io la Pozione d’Amore che Draco Malfoy ha comprato per darla a lei – le disse invece, a bassa voce, in tono molto confidenziale.
- Quindi lei ha bevuto una Pozione d’Amore? – Lisa McFays fece una smorfia di riluttante divertimento.
- Nooooo! Per questo motivo si è innamorata di lui! -
Lisa McFays rimase un attimo interdetta – Nel senso che lui le ha dato la pozione e lei si è innamorata perché non l’ ha bevuta? – tentò con molta buona volontà.
- Esatto! – rispose Tess, felicissima per essere riuscita finalmente a spiegarsi.
L’altra alzò le spalle – Lei è una Mezzosangue vero? – usò l’espressione educata, quella che significava “nata babbana” ma nella sua voce si percepì una nota molto condiscendente.
Tess Steeval aveva innocenti occhi di un bel blu e una bocca perennemente sorridente sotto il nasino all’insù e anche adesso sorrideva ma quel sorriso si era raffreddato di qualche grado. Espirò una nuvola di fumo profumato di vaniglia e la guardò – E’ la strega migliore della scuola e la studentessa più brillante. Non so come andassero le cose nella scuola che frequentavi prima che i tuoi si trasferissero in Inghilterra, ma non è nella politica di Hogwarts fare discriminazioni di sangue. Hermione Granger basta da sola a dimostrare che alcuni pregiudizi sono una sciocchezza –
- Mi sembra di capire che siete amiche – Lisa le rivolse uno sguardo più remissivo – Non volevo essere offensiva. Soltanto mi stupiva che stesse con Malfoy, tutto qui -
- Beh vedi, lui la disprezzava, lei lo odiava. Mi sembra piuttosto logico che si mettessero insieme -
Detto così sembrava estremamente ovvio. Lisa McFays sollevò entrambe le mani e cominciò a massaggiarsi le tempie, improvvisamente le stava venendo mal di testa.
- Sono carini, vero? – domandò ancora Tess, questa volta in tono vagamente aggressivo.
Lisa sorrise – Ma certo, anche se quando lei è arrivata sembrava quasi che non lo conoscesse –
Tess alzò le spalle – Diciamo che quando sono in mezzo alla gente anche il semplice prendersi per mano può essere un’operazione che dura una quarantina di minuti, se uno dei due non prende la situazione di petto –
L’altra soffocò una risata – Molto romantici e misteriosi – disse a esclusivo beneficio della sua nuova amica.
Per tutta risposa Tess Steeval agitò una mano nel suo gesto consueto liquidando con noncuranza mistero e romanticismo.
– Nooo! Sono solo due terrificanti insicuri –
***
Tears laid for them
Tears of love, tears of fear
Bury
my dreams dig up my sorrows
Oh
Lord, why
The
angels fall first?
Nightwish, Angels Fall First
La Squadra della Manutenzione Magica Strade non aveva ancora terminato i lavori di ripristino della strada che dal castello portava a Hogsmeade. In quei giorni d’autunno, la pioggia insistente che aveva interrotto tiepide, incredibili, giornate di sole, ne aveva eroso sistematicamente larghi tratti lasciando allo scoperto pietre sdrucciolevoli e piccole voragini fangose.
Strisce di luce di un rosso scintillante sbarravano il cammino nel tratto interrotto: chiunque provasse a varcarle veniva violentemente sbalzato indietro. Per raggiungere il villaggio c’erano due alternative, imboccare il lungo sentiero che girava tutto intorno all’ultimo tratto della Foresta Proibita oppure percorrere un piccolo tratto di Foresta per poi riprendere la strada canonica per il villaggio.
Il vento freddo si era alzato da nord, fischiando sommessamente e sollevando manciate di foglie che mulinavano brevemente prima di posarsi poco più in là sul sentiero. Draco Malfoy, avvertendo il freddo penetrargli sotto i vestiti chiuse gli alamari d’argento del mantello sulla gola.
- Non potremmo andarci domani? – domandò per l’ennesima volta al suo compagno che era tutto preso a chiacchierare volubilmente di feste, vestiti e ragazze con l’alacrità di chi ha eletto la frivolezza sua unica ragione di vita.
- Non essere noioso – rispose Zabini allegramente – Se fai il bravo ti offro una Burrobirra ai Tre Manici di Scopa -
- Non ho intenzione di fare il bravo -
- Allora ti offro l’insegna della Testa di Porco. Così finalmente potrai dire anche tu di avere un ritratto -
Malfoy scoccò a Zabini un’occhiata torva che andò del tutto sprecata perché quello guardava davanti a sé con un’espressione allegra che Draco non ricordava di avergli visto in faccia da molto tempo.
Erano diretti da Stratchy & Sons, visto che Blaise, che tanto per cambiare si annoiava, aveva deciso di avere bisogno di un’altra cravatta.
Forse le altre centotre si annoiavano da sole, pensò tetramente Malfoy mentre abbandonavano il sentiero per addentrarsi nella Foresta Proibita. Il secondo pensiero fu che in quel momento avrebbe preferito essere in tutt’altro posto e con tutt’altra persona.
Riflessi di miele su capelli scuri e dolci come il
peccato.
Se non avesse saputo che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere il contrario, avrebbe pensato che lei lo avesse stregato.
Occhi che erano pozze oscure di perdizione in cui era fin troppo facile precipitare.
Era passato poco tempo e allo stesso tempo era trascorsa una vita e ora che stava vivendo quel momento si sentiva semplicemente …
- Perso -
Draco si voltò, lievemente infastidito verso l’amico. Certo Blaise Zabini a volte dimostrava di essere una persona molto intuitiva, ma non aveva mai notato che fosse telepatico.
- Come dici, scusa? –
- Mi sono perso – ripetè l’altro – Anzi, ci siamo persi – rettificò.
In effetti adesso che ci faceva caso, Draco notò che si trovavano nella medesima radura di querce che avevano oltrepassato qualche minuto prima.
Era ormai calata l’oscurità e una fredda nebbia salita dai misteriosi acquitrini che punteggiavano la Foresta Proibita, si diffondeva alla base degli alberi arrivando sopra le caviglie del ragazzo rendendogli difficoltoso vedere dove metteva i piedi.
- Che hai intenzione di fare adesso? – domandò Malfoy guardandosi intorno con una certa apprensione.
- Anzitutto fumare -
Blaise non era un grande amante del buio, Malfoy lo ricordò improvvisamente mentre lo vedeva prendere un portasigarette d’oro massiccio e accendersi una sigaretta di pergamena, sforzandosi di controllare il tremito delle mani.
- Vorrei sapere da dove ci è venuto in mente di tagliare attraverso la Foresta come dei piccoli Gryffindor, invece di fare la strada lunga -
La voce di Zabini risuonò stizzita, al limite della rabbia, il buio non gli piaceva. Draco si guardò intorno, non piaceva nemmeno a lui, si disse mentre riprendevano a camminare.
Nonostante tentasse freneticamente di orientarsi, non riusciva in nessun modo a venire a capo dei viottoli strettissimi che passavano tra gli alberi tutti uguali tra loro; alberi dalle fronde così fitte che nemmeno la luce della luna che aveva scorto, altissima in cielo, dalla radura di poco prima, riusciva a penetrare disperdendo un poco l’oscurità.
Un rumore alle loro spalle li fece trasalire. Mentre Zabini si addossava a un tronco, Draco si voltò, il riflesso di avvicinare la mano alla tasca interna del mantello dove custodiva la bacchetta era ormai incondizionato, le sue dita esitarono, nervose prima di immergersi tra le pieghe interne della fodera.
Era stato come un fruscio di cespugli scostati ma, per quanto i due ragazzi tendessero l’udito, quanto l’aveva prodotto doveva essersi allontanato.
Continuarono a vagare cercando di mantenere un ferreo controllo sui propri nervi altrimenti avrebbero cominciato a urlare e a correre all’impazzata peggiorando la sua situazione.
- Forse è meglio sparare in aria delle scintille e farci venire a prendere – disse Blaise accendendosi la terza sigaretta, al colmo del nervosismo.
- Ragiona – rispose l’altro – Io non ho intenzione di essere punito per essere entrato nella Foresta Proibita, seconda cosa se segnaliamo la nostra presenza con delle scintille la segnaliamo a tutti, compreso qualcuno o qualcosa che non ci farebbe per nulla piacere incontrare. -
Zabini riflettè qualche istante espirando volute di fumo al lussuoso aroma di bergamotto dalle narici, poi prese la bacchetta, dalla sfarzosa copia del mantello della divisa che indossava, e la posò sul palmo della mano.
- Guidami – mormorò.
La bacchetta si mosse ondeggiando dolcemente e la punta si fermò indicando la direzione alla loro sinistra.
Malfoy sollevò a sua volta la bacchetta e mormorò – Lumos -
I ragazzi si scambiarono uno sguardo e annuirono: avrebbero dovuto pensarci prima.
L’immagine sempre uguale di tronchi grigiastri e di fronde scure che si intrecciavano in alto nascondendo il cielo, esili sentieri appena più chiari della terra bruna del suolo che si inerpicavano per piccoli salti e minuscole vallette dalle pareti sdrucciolevoli.
A un tratto parve loro di sentire un’ eco lontana di zoccoli di cavallo che battevano sul terreno e col cuore che batteva all’impazzata si erano affrettati ad allontanarsi per paura di incorrere in qualche centauro, sapendo benissimo che non tutti avevano la natura placida e mistica di quello stupido ibrido di Fiorenzo e che di solito amavano indulgere in atti che manifestassero il loro disprezzo per gli umani.
- Di qua – mormorò sottovoce Malfoy.
Con lo stomaco chiuso per l’ansia si guardò intorno e scelse, a caso, un minuscolo sentiero di sabbia biancastra che sembrava portare, in fondo, verso una zona di cui si scorgeva un vago chiarore lunare.
Zabini annuì, alla luce delle bacchette il suo volto, era pallido sotto la perenne abbronzatura.
- Ma che cosa diavolo è questo, adesso? – esclamò con una nota di panico nella voce mentre Malfoy si fermava, ugualmente impietrito dalla paura.
Il rumore di zoccoli non si sentiva più, in compenso adesso Draco Malfoy però sentiva il martellare del proprio cuore impazzito dal raccapriccio mentre si ritrovava a fissare un piccolo cimitero, appena una manciata di lapidi e croci di pietra che biancheggiavano alla luce della luna che filtrava attraverso la chioma dei pini.
L’odore di resina e di foglie putrefatte che gli colpì le narici gli provocò un’ondata di nausea. Indietreggiò fino a ritrovarsi con le spalle contro un tronco a cui si appoggiò respirando forte, la bacchetta spianata davanti a sé. La sensazione di panico che gli faceva rombare il sangue nelle orecchie diminuì appena quando comprese di trovarsi nel piccolo cimitero che Hagrid aveva allestito per seppellire le sue bestiole quando passavano a miglior vita.
- E’ il cimitero dove quel deficiente di Hagrid seppellisce le sue bestiacce – disse Draco appoggiandosi pesantemente contro il tronco ricoperto di muschio e respirando forte.
Blaise, che era caduto a sedere su una pietra, incurante per una volta del fine tessuto del suo mantello e dei suoi pantaloni, mormorò una sequela di bestemmie con una padronanza del lessico blasfemo che solo qualcuno allevato alla religione Cattolica Romana poteva possedere.
Qualcuno si schiarì distintamente la voce. Quel suono inconfondibile sembrava provenire dalla zona delle lapidi, Blaise e Draco si scambiarono uno sguardo, raggelati.
Un attimo dopo, lieve tonfo li costrinse a gettarsi istintivamente dietro una macchia di cespugli brunastri. Acquattati contro il suolo aspettarono di riprendere le forze abbastanza da gettare una lunga occhiata al di là di quella nube di foglie verdi e coriacee su cui scintillavano fili di ragnatele argentee.
- Non c’è nulla di cui aver paura – infantile e cortese una voce di donna si diffuse per la radura.
Draco sobbalzò violentemente mentre una goccia di sudore gelido gli correva tra le scapole e anche le palme delle mani si inumidivano. Si guardò intorno, facendo spaziare lo sguardo e sussurrò – Nox – spegnendo la luce sulla punta della bacchetta per non rivelare la loro presenza prima di aver individuato il punto da cui proveniva quella voce.
- Non è possibile – mormorò fiocamente, l’espressione stravolta del viso pallido.
Zabini strisciò verso di lui e gli afferrò un braccio – Tu sai di chi si tratta? – domandò a bassa voce, in tono urgente – Che succede? –
- Non lo so – Malfoy scosse il capo, gli occhi sbarrati –
Soltanto …non è possibile -
- Draco Malfoy – la voce femminile, sottile e divertita, echeggiò di nuovo nella radura – Ti ho visto, so che sei dietro quei cespugli. Non devi aver paura -
Il cuore gli martellava in petto e fu sicuro che da un momento all’altro si sarebbe arrestato lasciandolo morto su quel tappeto di terra bruna e foglie morte. Dentro di sé sapeva di aver atteso quel momento per due anni, il momento del suo riscatto, il momento in cui lui o lei sarebbero venuti a prenderlo e lui avrebbe abbandonato quell’odiata scuola, in cui aveva conosciuto solo umiliazioni, circonfuso da un’aura di sinistro splendore.
- Resta qui – mormorò rivolto a Blaise.
E allora perché in quel momento sentiva solo una disperata rassegnazione?
Non chiedere nulla perché potresti ottenerlo.
- Draco, esci fuori -
In quella voce gentile e inesorabile c’era un ordine che non ammetteva disobbedienza.
Non.
Blaise lo guardò, terrorizzato – Che succede? –
Chiedere.
Semisdraiato al suolo, Draco Malfoy sentiva qualcosa di tagliente pungergli dolorosamente il fianco all’altezza della tasca: un fermacapelli rapito per ottenere un riscatto che sarebbe stato dolce pagare e ricevere.
Nulla.
- Draco – adesso quella voce femminile aveva assunto una sfumatura di minaccia.
Perché.
Un dolore improvviso e violento gli trafisse il cuore. Da qualche parte in un’altra dimensione dello spirito, quella della felicità inconsapevole, qualcuno organizzava una festa e qualcun altro lo aspettava per giocare a carte.
Potresti.
China su un libro, pensava a lui, mentre si svestiva per fare il bagno, pensava a lui.
Ottenerlo.
Forse adesso guardava la luna fuori dalla finestra e pensava a quel fermacapelli (Tu hai qualcosa di mio) forse sorrideva pensando al riscatto che avrebbe dovuto pagare (Tu in cambio cosa mi dai?).
- Resta qui e non ti muovere – disse ancora rivolto a Blaise che fece per tendere una mano per trattenerlo – Draco, chiunque sia se l’attacchiamo in due … -
- Ci ucciderebbe -
Il panico aveva raggiunto quel livello di esasperazione in cui diventa pazzia o coraggio e forse al livello in cui assottiglia il limite tra le due cose.
Draco Malfoy si alzò lentamente e con le gambe rigide come colonne di marmo, tanto che invece di muovere dei passi gli sembrò di sollevare enormi blocchi di pietra che aveva al posto dei piedi. Si fermò a tre passi dai cespugli che fino a quel momento lo avevano riparato.
Nell’atmosfera rarefatta di nebbia tra le tombe che si protendevano verso il cielo, si ergeva la figura di una donna, i lunghi capelli corvini che ondeggiavano appena al vento freddo che spirava da Nord.
Non c’era abbastanza luce per poter distinguere i suoi tratti con chiarezza ma con gli occhi della memoria Draco Malfoy rivide il volto di quella donna: zigomi alti, palpebre pesanti e occhi scuri profondamente incassati.
Aveva tuttavia, sempre un qualcosa di sensuale, come se la mistica passione per la sua Causa le facesse ardere i sensi oltre che la mente.
Ed era pazza.
Draco Malfoy sapeva che, anzitutto, Bellatrix Black Lestrange, era pazza.
Hermione Granger e Draco Malfoy si sono messi insieme e nemmeno loro probabilmente si capacitano ancora della cosa. Il loro "vissero felici e contenti" sta per ragiungere il felice record della settimana scarsa quando ovviamente qualcosa interviene a interromperlo. Trai preparativi per La festa di Halloween e il malumore dei Gryffindor, inizia a comparire gente che non si vorrebbe vedere nemmeno "dipinta". E chi meglio di Draco Malfoy, può comprendere l'espressione "Parenti Serpenti"?
1. Hogwarts Confidential
2. Letters From Hell
3. Closer
4. Killing Cinderella
5. The Day After
6. Love Boa
7. Lost in Temptation
8a. Hell Love Wins
8b. Hell Love Wins
8c. Hell Love Wins
11. Shadows Like Stautes
12. I't Midnight, Cinderella
13. Please
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